Aglianico contado

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Vino Aglianico contado (o simili): elenco delle offerte di Agosto 2022

Bestseller No. 1
Molise D.O.C. Aglianico Contado Riserva 2015 Di Majo Norante Rosso Molise 13,5%
2 Recensioni
Molise D.O.C. Aglianico Contado Riserva 2015 Di Majo Norante Rosso Molise 13,5%
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Bestseller No. 2
Molise DOC Aglianico Contado Di Majo Norante Riserva 2013
  • Aglianico del Molise Contado Riserva Di Majo Norante
  • 0.75 L Bottle
Bestseller No. 9
Aglianico del Molise Riserva DOC Contado Di Majo Norante 2015 0,75 L
  • Il vino Aglianico è citato dalle fonti storiche fin dal 1596. L’omonimo vitigno sembra sia stato introdotto in Italia dai Greci o dai Fenici, diversi secoli prima della nascita di Cristo. Nel corso della storia, l’Aglianico è stato un vino molto apprezzato, al punto che le sue qualità sono state decantate anche da Papa Paolo III
  • L’azienda Di Majo Norante, con il “Contado”, offre una rilettura in chiave moderna di uno storico vitigno senza che ne siano sconvolte le principali caratteristiche organolettiche: ne nasce un vino denso, ricco e potente, il Molise Aglianico DOC “Contado”
  • Rosso rubino. Per primo arriva al naso il profumo vinoso, seguito da sentori ampi e intensi di frutta a polpa rossa matura. Degustandolo si dimostra morbido e vellutato, di buon corpo e giustamente tannico. Nel complesso è armonico e ha una persistenza che richiama la mandorla
  • Si unisce a piatti ricchi, carne e cacciagione. Buono con lo sformato di patate
Bestseller No. 10
Aglianico del Molise Riserva DOC Contado Di Majo Norante, Bottiglia Magnum 1,5lt
  • Aglianico del Molise Riserva DOC Contado Di Majo Norante, Bottiglia Magnum 1,5lt
  • regione Molise
  • vitigno Aglianico 100%
  • affinamento Acciaio, Barrique
  • grado alcolico 13,5 %

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Origini dell’Aglianico

Le origini della vite stessa e del suo nome non sono chiare. Tradizionalmente, si pensa che la vite abbia avuto origine in Grecia, prima coltivata dai Focesi da un vitigno ancestrale non identificato; fu poi portata a Cuma, vicino all’odierna Pozzuoli, da coloni greci nell’VIII secolo a.C., e da lì si diffuse nell’Italia meridionale. Tuttavia, l’analisi moderna del DNA dell’Aglianico non supporta questo punto di vista, rivelando scarsa relazione con altri vitigni greci. Anche la sua discendenza rimane sconosciuta, il che implica che è probabile che sia endemico della sua regione. Se l’Aglianico è stato importato in Italia dalla Grecia, non sono persistiti gli impianti originali greci.

Il nome appare per la prima volta per iscritto in versione femminile plurale nel 1520 come “Aglianiche”, e persistono diverse teorie etimologiche. Il nome può essere una variante di vitis hellenica (latino per “vite greca”), o di Apulianicum, il nome latino di tutta l’Italia meridionale ai tempi dell’antica Roma. Tuttavia, poiché non esiste alcuna traccia del nome Aglianico anche prima della conquista spagnola del XV secolo dell’Italia meridionale, un’altra possibile origine del nome è quella di llano (in spagnolo “pianura”), che indica un vitigno coltivato in pianura.

L’enologo Denis Dubourdieu ha detto che “l’Aglianico è probabilmente l’uva con la più lunga storia di consumo”, sostenendo che l’Aglianico era usato per produrre il vino falerniano famoso in epoca romana. Insieme al Greco bianco (oggi conosciuto come Greco di Tufo), l’uva rossa della regione era considerata favorevolmente da Plinio il Vecchio.  Tracce della vite sono state trovate in Molise, in Puglia, e anche nell’isola di Procida vicino a Napoli, anche se non è più ampiamente coltivata in quei luoghi.

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