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L’Agropirateria minaccia il Made in Italy

L'Agropirateria

L’Agropirateria è una piaga, una minaccia latente per il Made in Italy.

I prodotti agroalimentari e gastronomici italiani rappresentano l’eccellenza mondiale nel comparto Food, infatti i prodotti italiani mantengono un primato assoluto nel contesto globale, in tema di qualità delle materie prime, trattamenti e processi di produzione, sicurezza alimentare e controlli.

Purtroppo il prestigio e l’immagine dell’agroalimentare italiano sono spesso minacciati da fenomeni di “Agropirateria e Italian Sounding”, con effetti negativi e, per certi versi, disastrosi per la nostra economia e per la cultura, la storia e la tradizione del “Bel Paese”.

L’agroalimentare Made in Italy fa parte della cultura e della tradizione nazionale, poiché i prodotti del comparto vengono realizzati secondo le linee guida dettate dalle generazioni precedenti, in relazione al culto locale ed alle materie prime offerte dal territorio; è per questa ragione che i prodotti alimentari italiani rappresentano a pieno titolo il nostro paese.

Gli Agropirati e i produttori del falso Made in Italy utilizzano proprio queste leve per incrementare i volumi di vendita per prodotto e i fatturati, spesso utilizzando imballi con simboli, caratteri, immagini e slogan che richiamano il tricolore.
In realtà si tratta di prodotti che nulla hanno a che fare con la produzione italiana, a fronte di una scarsa qualità intrinseca del finito, che il più delle volte può provocare danni al consumatore o addirittura comprometterne la salute.

Coldiretti ha evidenziato l’effetto de l’Agropirateria e dell’Italian Sounding sull’agroalimentare italiano e i dati sono allarmanti.
Secondo le elaborazioni della Coldiretti, i 2/3 delle pizze italiane sono fatte con materie prime di bassa qualità, provenienti dall’estero e prive d’indicazione d’origine o di informazioni sulle materie prime e sui processi produttivi, a scapito del consumatore.

Addirittura si è registrato un incremento sostanziale nei tassi di import di questi prodotti che, a causa del confezionamento effettuato in Italia, sono classificati come Made in Italy.
Il dato allarmante sottolinea la crescita dei tassi di import, come nel caso di:

  • concentrato di pomodoro cinese +379%
  • olio d’oliva tunisino + 279%
  • prodotti caseari lituani + 17%

Questi prodotti, spesso utilizzati nella preparazione di pizza italiana, non presentano alcuna indicazione d’origine e levano spazio alle materie prime e semilavorati Made in Italy necessari per fare la “vera pizza italiana”.

La pizza è uno tra i prodotti gastronomici che, più di ogni altro, rappresenta la nostra storia e la tradizione italiana, simbolo del tricolore nel mondo.

Il riconoscimento dell’Unesco e l’iscrizione della pizza alla prestigiosa lista ha delle implicazioni profonde nel preservare il vero Made in Italy, il cui prestigio è stato consolidato nel tempo, infatti, come afferma il Presidente di Coldiretti – Roberto Moncalvo – garantire l’origine nazionale degli ingredienti equivale a difendere la nostra storia, perchè la pizza è il prodotto italiano per eccellenza.

Le politiche comunitarie hanno favorito l’ingresso nell’Unione Europea di prodotti privi di indicazione d’origine, di pessima qualità e a dazio zero, come nel caso dell’olio d’oliva tunisino.

Le stesse politiche europee, purtroppo, generano degli effetti indesiderati nel comparto agroalimentare a causa dell’ingresso di prodotti, che non sempre rispondono ai requisiti di qualità previsti dal Made in Italy, dunque levano spazio ai veri prodotti italiani a fronte di un mancato introito per il nostro paese.

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