Rubrica Agroalimentare

Aranciate senza arance? No, grazie! La storia sta cambiando…

aranciate

Il paradosso delle aranciate con pochissima arancia, aumentata la soglia minima di succo nelle bibite del +8%

Nel corso dei primi mesi del 2018 si assiste ad un’autentica rivoluzione del mondo agroalimentare, settore in cui gli enti istituzionali sono particolarmente impegnati a combattere le criticità, talvolta anche legislative, che affliggono uno tra i più importanti comparti dell’economia italiana, ossia quello del Food&Beverage made in Italy.

Ebbene, per tutelare l’agroalimentare tricolore e salvaguare il prestigio del brand made in Italy, dal 6 Marzo 2018, dopo ben 60 anni, sono state applicate le disposizioni contenute nella Legge 161 del 30 Ottobre 2014, ovvero un importante provvedimento che vede innalzare la soglia minima di succo di arancia contenuto nelle bibite analcoliche, quali le aranciate, dal 12% al 20%, insomma un +8% che può apparire quasi irrisorio, ma che in realtà determina un’importante fattore di crescita e sviluppo del comparto agrumicolo italiano e di tutta la filiera, e la salute ringrazia.

L’incremento della soglia minima di succo d’arancia nelle bibite analcoliche in primis punta a tutelare la salute dei consumatori, grazie alla minor quantità di aromi artificiali e zuccheri aggiunti, che in genere conferiscono più sapore alla bevenda, e ad un’aumento del contenuto di Vitamina C, sufficiente a soddisfare il fabbisogno quotidiano, contribuendo a rinforzare le difese del sistema immunitario dell’organismo umano.

Dunque, una maggior quantità minima di arancia contenuta nelle bibite a base di questo agrume è sinonimo di una maggior qualità intrinseca del prodotto stesso, quest’ultima va appurata in etichetta da parte del consumatore. Pertanto, bisogna specificare che nelle prime settimane dalla mera entrata in vigore del provvedimento, sugli scaffali delle grandi catene della GDO o nei Market saranno comunque commercializzate le bibite “aranciate” antecendenti l’entrata in vigore del provvedimento, fino allo Stock Out (esaurimento scorta) delle mesedesime bibite, purchè venga dichiarata la quantità minima in etichetta. Quindi, si consiglia di leggere e verificare quanto indicato in etichetta, per un acquisto consapevole.

Questo provvedimento, inoltre, genera maggior valore fra gli attori della filiera produttiva, poichè questo +8% di succo d’arancia in più nelle aranciate consentirà di salvare – sostiene Coldiretti – circa 100.000 ettari di aranceti, concentrati tra Calabria e Sicilia, generando un aumento del fabbisogno produttivo di questo prezioso agrume, equivalente a ben 200.000 tonnellate in più all’anno, da cui consegue una rivalorizzazione del lavoro degli agricoltori, spesso costretti svendere la propria produzione a circa 3 centesimi a fronte di un litro di aranciata dal valore medio di 1,10€ – 1,30€.

Le disposizioni contenute nella L. 161 del 30 Ottobre 2014, potrebbe dare seguito ad un proliferare delle aziende agricole in campo agrumicolo, magari specializzate nella produzione destinata esclusivamente alla realizzazione di bibite a base di arancia, lasciando spazio anche ai giovani imprenditori che sulla base di tale provvedimento potrebbero costruire un business destinato a crescere, specialmente in termini di export.

 

Fonte: Coldiretti.

 

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