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Vino Barolo 1967 (o simili): elenco delle offerte di Ottobre 2026
- Collezione di vini prodotti con una selezione di vitigne italiane
- Ottima idea regalo per appassionati
- Viene fornito in una cassetta di legno
- Perfetto con piatti regionali pregiati, arrosti e formaggi stagionati
- Vintage Bottle - G. Camerano Barolo DOC 1967 0,72 lt. - COD. 11005
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- Perfect for fine regional dishes, fine roasts, roasts, ripe cheese and precious mould cheese
- Vitigno: Nebbiolo
- Color: Rosso rubino che mostra una brillantezza cristallina.
- Profumo: intenso, pieno e persistente; ricorda rose secche, fiori alpini e legno nobile.
- Gusto: Aromi sfumati e persistenti e una buona acidità. Il Ravera è un vino piacevole e affascinante.
- Abbinamenti: Può essere servito con grandi piatti a base di carne rossa e formaggi stagionati, può anche rendere piacevole il dopocena.
- Zona di produzione: Barolo (cn) - Piemonte - Uve: Nebbiolo Da Barolo, Aromi Naturali
- Affinamento: - Colore: Rosso
- Al naso: Note di frutti neri e spezie dolci - Al palato: Dolce e aromatico
- Temperatura di servizio: 14-16 - Abbinamenti gastronomici: Dolci, cioccolato, vino da meditazione
- Grado alcolico: 16.5% vol
- Vitigno: Nebbiolo
- Colore: rosso granato con sfumature arancio mattone che si intensificano col passare del tempo
- Profumo: intenso e complesso ma delicato ed etereo allo stesso tempo
- Gusto: caldo, pieno e asciutto
- Abbinamenti: carne di manzo, selvaggina e stufati, bistecca, agnello, vitello, coniglio, cinghiale e cervo, ideale con formaggi di media o vecchia stagionatura
- PRODUZIONE LIMITATA: Solo 985 bottiglie numerate prodotte, ciascuna certificata da pergamena con numero progressivo
- INVECCHIAMENTO 15 ANNI: Affinata per 15 anni in pregiate botti di rovere, che conferiscono morbidezza, complessità e note vanigliate
- DISTILLAZIONE PREGIATA: Ottenuta da una selezione speciale di vinacce di Barolo, distillata nel 2005 con metodo artigianale
- COLORE E AROMA: Presenta un colore ambrato scuro con riflessi dorati e una ricchezza di aromi unici e raffinati
- CONFEZIONE ESCLUSIVA: Elegante decanter da 500 ml, 44% vol., presentato in un pregiato astuccio in legno con interno in tessuto
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Origini del Barolo
Fino a poco tempo fa si credeva che fino alla metà dell’Ottocento il Barolo fosse stato un vino dolce. Ciò era attribuito al fatto che la maturazione dell’uva nebbiolo a fine ottobre significava un costante abbassamento delle temperature al momento della vendemmia. Entro novembre e dicembre, le temperature in Piemonte sarebbero state abbastanza fredde da arrestare la fermentazione, lasciando una notevole quantità di zuccheri residui nel vino. Un’altra credenza popolare era che a metà del XIX secolo, Camillo Benso, conte di Cavour, il sindaco di Grinzane Cavour, invitò l’enologo francese Louis Oudart nella regione del Barolo per migliorare le tecniche di vinificazione dei produttori locali. Utilizzando tecniche mirate a migliorare l’igiene della cantina, Oudart è stato in grado di far fermentare il mosto di nebbiolo completamente asciutto, realizzando il primo Barolo moderno. Questo nuovo vino rosso “secco” divenne ben presto uno dei preferiti dalla nobiltà torinese e dai Savoia, dando origine alla descrizione popolare del Barolo come “il vino dei re, il re dei vini”.
L’idea che il Barolo fosse un vino dolce e che ci volesse un enologo francese per trasformarlo in un vino secco è stata recentemente messa in discussione, sulla base di nuove ricerche, da Kerin O’Keefe. Secondo questa revisione della storia del Barolo, Paolo Francesco Staglieno è stato responsabile della moderna versione secca. Fu autore di un manuale di enologia, Istruzione intorno al miglior metodo di fare e conservare i vini in Piemonte, pubblicato nel 1835. Fu Staglieno ad essere chiamato da Camillo Benso, conte di Cavour, che lo nominò enologo nella sua tenuta di Grinzane tra il 1836 e il 1841. Il compito di Staglieno era quello di produrre vini di qualità, orientati all’invecchiamento e abbastanza stabili da poter essere esportati. Staglieno faceva fermentare i vini a secco, cosa che all’epoca veniva chiamata “metodo Staglieno”. Oudart era un commerciante di uva e vino, non un enologo, che all’inizio dell’Ottocento si trasferì a Genova e fondò una cantina, la Maison Oudard et Bruché. Quando Oudart arrivò ad Alba, il re Carlo Alberto e Cavour stavano già seguendo le linee guida di Staglieno ed entrambi producevano vini secchi. Questa versione riveduta della storia del Barolo fu accolta positivamente da altri esperti.
A metà del XX secolo la produzione di vino nella zona del Barolo era dominata da grandi commercianti che acquistavano uve e vini da tutta la zona e li miscelavano. Negli anni ’60, i singoli proprietari iniziarono a imbottigliare in azienda e a produrre i vini dei singoli vigneti delle loro aziende. Negli anni ’80 si è avuta un’ampia gamma di imbottigliamenti di singoli vigneti, che ha portato ad una discussione tra i produttori della regione sulla prospettiva di sviluppare una classificazione Cru per i vigneti della zona. La catalogazione dei vigneti del Barolo ha una lunga storia che risale a Lorenzo Fantini alla fine dell’Ottocento e a Renato Ratti e Luigi Veronelli alla fine del Novecento, ma dal 2009 non esiste ancora una classificazione ufficiale all’interno della regione, ma nel 1980 la regione nel suo complesso è stata elevata a DOCG. Insieme al Barbaresco e al Brunello di Montalcino, il Barolo è stata una delle prime regioni vinicole italiane ad ottenere questa denominazione.
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