Barolo bussia

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Vino Barolo bussia (o simili): elenco delle offerte di Maggio 2022

Bestseller No. 1
Barolo Docg Bussia Cantine Moscone 0,75 lt vino rosso
1 Recensioni
Barolo Docg Bussia Cantine Moscone 0,75 lt vino rosso
  • Il Barolo Docg Bussia viene prodotto da uve coltivate nell'omonima località in Monforte d'Alba, nelle Langhe, una delle zone più rinomate del Barolo Docg
  • Colore: Rosso granato con riflessi aranciati. Profumo: Intenso di frutta rossa in confettura e frutti di bosco, aromi floreali di rosa appassita e viola, seguiti da sentori più complessi di spezie, liquirizia, cuoio e sottobosco. Sapore: Avvolgente, elegante. Lunga persistenza nella beva, complici i tannini levigati e armonici. Il grado alcolico è ben bilanciato da una sorprendente freschezza, indice della sua grande capacità d’invecchiamento.
  • Abbinamenti gastronomici: L’abbinamento classico è con pietanze succulente come la selvaggina, le carni pregiate alla griglia, gli stufati, i bolliti. Perfetto con i salumi, è anche l’ideale con preparazioni molto aromatiche, come i piatti a base di tartufo, fegato e formaggi ovini.
  • Temperatura di servizio: 16-18°C
  • Vino piemontese tra i più pregiati
Bestseller No. 2
Batasiolo, BAROLO DOCG BUSSIA VIGNETO BOFANI 2014, Vino Rosso Fermo Secco dal Vigneto Bofani, Vino Tannico e Rotondo, dal Sapore Equilibrato e Strutturato
  • Caratteri Distintivi: Il Barolo da Bussia Sottana è un vino rotondo e bilanciato che si apprezza nel tempo, dotato di una bella venatura balsamica che accompagna sentori di sottobosco e liquirizia.
  • Vinificazione: Dopo un’attenta selezione, le uve Nebbiolo, provenienti dal vigneto Bofani in Bussia, vengono diraspate, macerate e lasciate in fermentazione sulle bucce per almeno 10-12 giorni in vasche di acciaio, a temperatura controllata, con periodici rimontaggi. La maturazione avviene in botti di rovere di Slavonia e successivamente in serbatoi di acciaio inox. Dopo questo periodo l’affinamento prosegue in bottiglia.
  • Vitigni: Considerato il "Re dei vini", deriva dalla vinificazione delle uve Nebbiolo in purezza. La buccia sottile, un lungo ciclo vegetativo, il colore scarico e una nobile astringenza sono le caratteristiche varietali predominanti per il simbolo del Piemonte e dell'Italia nel mondo.
  • Territorio: Il territorio delle “Munie” di Bussia offre la sintesi perfetta tra le marne grigie orientali e i suoli argillosi occidentali. Il Vigneto Bofani, dove sorge l'omonima storica cascina, è di esclusiva proprietà di Batasiolo, una peculiarità che lo rende un Cru nel Cru.
  • Brand: Esperienza umana, tradizione, ricerca, innovazione: grazie ai valori fondanti dell’azienda vitivinicola Batasiolo, l’arte millenaria della produzione del vino diventa eccellenza contemporanea.
Bestseller No. 3
GIACOMO FENOCCHIO Bussia Barolo 2016
  • GIACOMO FENOCCHIO Bussia Barolo
  • 0,75 l bottle
Bestseller No. 4
Prunotto Bussia Barolo DOCG
1 Recensioni
Prunotto Bussia Barolo DOCG
  • 1 bottiglia da 75 cl
  • Al naso c'è un profumo di prugna e ciliegia matura
  • Sentori di fiori e aromi speziati
  • Al palato ci sono tannini morbidi e un finale lungo
  • Carne arrostita e grigliata
Bestseller No. 5
ALDO CONTERNO Bussia Barolo 2016
  • ALDO CONTERNO Bussia Barolo
  • 0.75 L Bottle
Bestseller No. 6
Vino Rosso Barolo Bussia Riserva Oro Parusso -cz
  • Affinamento: in piccole botti di rovere per almeno 18 mesi a contatto con i suoi lieviti indigeni, poi in bottiglia per almeno 5 anni
  • Sapore: ampio, acidità morbida, tannini maturi, sul finale tornano le sensazioni olfattive fruttate, finale lungo ed armonico
  • Formato: bottiglia da 0,75 lt

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Origini del Barolo

Fino a poco tempo fa si credeva che fino alla metà dell’Ottocento il Barolo fosse stato un vino dolce. Ciò era attribuito al fatto che la maturazione dell’uva nebbiolo a fine ottobre significava un costante abbassamento delle temperature al momento della vendemmia. Entro novembre e dicembre, le temperature in Piemonte sarebbero state abbastanza fredde da arrestare la fermentazione, lasciando una notevole quantità di zuccheri residui nel vino. Un’altra credenza popolare era che a metà del XIX secolo, Camillo Benso, conte di Cavour, il sindaco di Grinzane Cavour, invitò l’enologo francese Louis Oudart nella regione del Barolo per migliorare le tecniche di vinificazione dei produttori locali. Utilizzando tecniche mirate a migliorare l’igiene della cantina, Oudart è stato in grado di far fermentare il mosto di nebbiolo completamente asciutto, realizzando il primo Barolo moderno. Questo nuovo vino rosso “secco” divenne ben presto uno dei preferiti dalla nobiltà torinese e dai Savoia, dando origine alla descrizione popolare del Barolo come “il vino dei re, il re dei vini”.

L’idea che il Barolo fosse un vino dolce e che ci volesse un enologo francese per trasformarlo in un vino secco è stata recentemente messa in discussione, sulla base di nuove ricerche, da Kerin O’Keefe. Secondo questa revisione della storia del Barolo, Paolo Francesco Staglieno è stato responsabile della moderna versione secca. Fu autore di un manuale di enologia, Istruzione intorno al miglior metodo di fare e conservare i vini in Piemonte, pubblicato nel 1835. Fu Staglieno ad essere chiamato da Camillo Benso, conte di Cavour, che lo nominò enologo nella sua tenuta di Grinzane tra il 1836 e il 1841. Il compito di Staglieno era quello di produrre vini di qualità, orientati all’invecchiamento e abbastanza stabili da poter essere esportati. Staglieno faceva fermentare i vini a secco, cosa che all’epoca veniva chiamata “metodo Staglieno”. Oudart era un commerciante di uva e vino, non un enologo, che all’inizio dell’Ottocento si trasferì a Genova e fondò una cantina, la Maison Oudard et Bruché. Quando Oudart arrivò ad Alba, il re Carlo Alberto e Cavour stavano già seguendo le linee guida di Staglieno ed entrambi producevano vini secchi. Questa versione riveduta della storia del Barolo fu accolta positivamente da altri esperti.

A metà del XX secolo la produzione di vino nella zona del Barolo era dominata da grandi commercianti che acquistavano uve e vini da tutta la zona e li miscelavano. Negli anni ’60, i singoli proprietari iniziarono a imbottigliare in azienda e a produrre i vini dei singoli vigneti delle loro aziende. Negli anni ’80 si è avuta un’ampia gamma di imbottigliamenti di singoli vigneti, che ha portato ad una discussione tra i produttori della regione sulla prospettiva di sviluppare una classificazione Cru per i vigneti della zona. La catalogazione dei vigneti del Barolo ha una lunga storia che risale a Lorenzo Fantini alla fine dell’Ottocento e a Renato Ratti e Luigi Veronelli alla fine del Novecento, ma dal 2009 non esiste ancora una classificazione ufficiale all’interno della regione, ma nel 1980 la regione nel suo complesso è stata elevata a DOCG. Insieme al Barbaresco e al Brunello di Montalcino, il Barolo è stata una delle prime regioni vinicole italiane ad ottenere questa denominazione.

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