Barolo damilano

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Vino Barolo damilano (o simili): elenco delle offerte di Agosto 2022

Bestseller No. 2
Barolo Cannubi DOCG Damilano 2015
1 Recensioni
Barolo Cannubi DOCG Damilano 2015
  • Cannubi è considerato il Grand Cru del Barolo, un vino straordinario in fatto di stile ed eleganza.
  • L’assoluta qualità delle uve provenienti dalla collina di Cannubi è determinata dalla particolare composizione del terreno: sono suoli poco evoluti, costituiti da marne argillose grigio-biancastre in superficie. Il terreno dove si trovano le vigne di Damilano ha un’alta percentuale di sabbia (fino al 45%) che regala alle uve profumi intensi di ciliegia, prugna e tabacco, rosa e viola in evoluzione.
  • Poco potassio, buon calcio e magnesio conferiscono al vino finezza ed eleganza. Di colore intenso e vivo, il vino si presenta con una concentrazione polifenolica elevata.
  • Allo sguardo colpisce il suo colore rosso rubino granato con limitata presenza di riflessi aranciati e un profumo ampio, avvolgente, con evidenti note fruttate di ciliegia e prugna e sentori evoluti di tabacco, liquirizia e cacao
  • All’assaggio il palato viene avvolto da un sapore armonico, piacevolmente secco, con tannini morbidi e con sensazioni di corposità e pienezza
Bestseller No. 3
Damilano - Barolo Docg Cannubi 1,5 lt. MAGNUM
1 Recensioni
Damilano - Barolo Docg Cannubi 1,5 lt. MAGNUM
  • Bottiglia da 150 cl
  • Profumo fine, delicato e persistente con sentori che ricordano la fragolina di bosco e il lampone; gusto gradevolmente amarognolo, vellutato, leggero e pieno allo stesso tempo
  • Vitigno: Nebbiolo
Bestseller No. 4
Damilano - Barolo Docg Cannubi Big 5 lt. BIG MAGNUM
  • Bottiglia da 500 cl
  • Profumo fine, delicato e persistente con sentori che ricordano la fragolina di bosco e il lampone; gusto gradevolmente amarognolo, vellutato, leggero e pieno allo stesso tempo
  • Vitigno: Nebbiolo
Bestseller No. 5
Barolo Brunate DOCG Damilano 2015
  • l nome originario per definire questa vigna è Brinate. Questo Barolo presenta in gioventù profumi di viola, sentori balsamici e di piccoli frutti rossi insieme a gradevoli aromi di spezie come garofano, cannella e noce moscata.
  • Quando il vino matura sono le note di tabacco, rosa e liquirizia a farsi sentire e, nelle grandi annate, anche il tartufo.
  • Finezza ed eleganza derivano dall’alcalinità e dalla presenza di calcio nel terreno.
Bestseller No. 8
Damilano Barolo Lecinquevigne 2009
  • Rossi
  • Barolo DOCG
  • Piemonte
  • DOCG
Bestseller No. 9
Barolo Brunate Damilano 2006
  • Barolo Brunate Damilano 2006
Bestseller No. 10
Barolo Liste Damilano 2006
  • Barolo Liste Damilano 2006

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Origini del Barolo

Fino a poco tempo fa si credeva che fino alla metà dell’Ottocento il Barolo fosse stato un vino dolce. Ciò era attribuito al fatto che la maturazione dell’uva nebbiolo a fine ottobre significava un costante abbassamento delle temperature al momento della vendemmia. Entro novembre e dicembre, le temperature in Piemonte sarebbero state abbastanza fredde da arrestare la fermentazione, lasciando una notevole quantità di zuccheri residui nel vino. Un’altra credenza popolare era che a metà del XIX secolo, Camillo Benso, conte di Cavour, il sindaco di Grinzane Cavour, invitò l’enologo francese Louis Oudart nella regione del Barolo per migliorare le tecniche di vinificazione dei produttori locali. Utilizzando tecniche mirate a migliorare l’igiene della cantina, Oudart è stato in grado di far fermentare il mosto di nebbiolo completamente asciutto, realizzando il primo Barolo moderno. Questo nuovo vino rosso “secco” divenne ben presto uno dei preferiti dalla nobiltà torinese e dai Savoia, dando origine alla descrizione popolare del Barolo come “il vino dei re, il re dei vini”.

L’idea che il Barolo fosse un vino dolce e che ci volesse un enologo francese per trasformarlo in un vino secco è stata recentemente messa in discussione, sulla base di nuove ricerche, da Kerin O’Keefe. Secondo questa revisione della storia del Barolo, Paolo Francesco Staglieno è stato responsabile della moderna versione secca. Fu autore di un manuale di enologia, Istruzione intorno al miglior metodo di fare e conservare i vini in Piemonte, pubblicato nel 1835. Fu Staglieno ad essere chiamato da Camillo Benso, conte di Cavour, che lo nominò enologo nella sua tenuta di Grinzane tra il 1836 e il 1841. Il compito di Staglieno era quello di produrre vini di qualità, orientati all’invecchiamento e abbastanza stabili da poter essere esportati. Staglieno faceva fermentare i vini a secco, cosa che all’epoca veniva chiamata “metodo Staglieno”. Oudart era un commerciante di uva e vino, non un enologo, che all’inizio dell’Ottocento si trasferì a Genova e fondò una cantina, la Maison Oudard et Bruché. Quando Oudart arrivò ad Alba, il re Carlo Alberto e Cavour stavano già seguendo le linee guida di Staglieno ed entrambi producevano vini secchi. Questa versione riveduta della storia del Barolo fu accolta positivamente da altri esperti.

A metà del XX secolo la produzione di vino nella zona del Barolo era dominata da grandi commercianti che acquistavano uve e vini da tutta la zona e li miscelavano. Negli anni ’60, i singoli proprietari iniziarono a imbottigliare in azienda e a produrre i vini dei singoli vigneti delle loro aziende. Negli anni ’80 si è avuta un’ampia gamma di imbottigliamenti di singoli vigneti, che ha portato ad una discussione tra i produttori della regione sulla prospettiva di sviluppare una classificazione Cru per i vigneti della zona. La catalogazione dei vigneti del Barolo ha una lunga storia che risale a Lorenzo Fantini alla fine dell’Ottocento e a Renato Ratti e Luigi Veronelli alla fine del Novecento, ma dal 2009 non esiste ancora una classificazione ufficiale all’interno della regione, ma nel 1980 la regione nel suo complesso è stata elevata a DOCG. Insieme al Barbaresco e al Brunello di Montalcino, il Barolo è stata una delle prime regioni vinicole italiane ad ottenere questa denominazione.

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