Barolo giovanni rosso

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Vino Barolo giovanni rosso (o simili): elenco delle offerte di Giugno 2020

OffertaBestseller No. 1
Bolgheri DOC Campo al Mare Ambrogio e Giovanni Folonari 2018 0,75 L
  • A partire dal 1999 la famiglia Folonari ha iniziato ad acquistare terreni nel comune di Castagneto Carducci, in provincia di Livorno, in prossimità del mare Tirreno, ricadenti all’interno dell’area di produzione del Bolgheri DOC, nasce così Campo al Mare
  • Si tratta di una zona che gode di un clima molto favorevole, regolato dal vicinissimo Mar Tirreno. I terreni, a carattere argilloso/sabbioso, guardano al mare e presentano delicate pendenze verso di esso, un territorio che ha manifestato, ormai da alcuni anni, una particolare predisposizione ad esaltare i vitigni classici impiegati nel bordolese
  • Questo Bolgheri Rosso DOC è ottenuto da merlot, cabernet sauvignon, cabernet franc e petit verdot, con una lunga macerazione sulle bucce, ed una maturazione in tonneau di rovere francese da 500 lt per circa 12 mesi. Nel territorio di Bolgheri dove il Cabernet Sauvignon è la varietà più coltivata, Campo al Mare si distingue per l’originale utilizzo in maggioranza di Merlot, il quale attribuisce un carattere più morbido ed avvolgente al vino
  • Il colore profondo, scuro e consistente, apre la strada ad aromi esplosivi delineati da una vibrante vena balsamica unita a note di piccoli frutti rossi, liquirizia e spezie. Al gusto è vellutato ed avvolgente, ma di grande bevibilità, con un finale armonico e bilanciato
  • Vino ricco ed avvolgente che bene si affianca a secondi piatti di carne e formaggi stagionati. Provatelo con uno spezzatino di vitella in salsa al ginepro
Bestseller No. 5
Giovanni Rosso 'Serralunga d'alba' Barolo Italia (case of 6) vino rosso
  • L'acidità attiva insieme ai tannini ben integrati forniscono la struttura e l'equilibrio necessari.
OffertaBestseller No. 6
Chianti Classico Riserva DOCG Tenuta di Nozzole La Forra Ambrogio e Giovanni Folonari 2015 0,75 L
  • La Tenuta di Nozzole risale al 1300 ed è una storica fattoria posta nel comune di Greve in Chianti, ricadente all’interno della celebre denominazione del Chianti Classico, ed conosciuta da sempre per la qualità dei suoi vini. I vigneti sono posti a 300 metri, luoghi in cui il sangiovese, il vitigno più rappresentativo della Toscana, riesce a dare grandi risultati
  • Il “La Forra” è il frutto di una selezione massale antica di uve autoctone in un ecosistema misto di vigneto, oliveto e frutteto risalente agli anni ’50. La famiglia Folonari elabora questo vino con una fermentazione alcolica in vasche di acciaio inox e un invecchiamento di almeno 16 mesi in carati di rovere francese
  • Il risultato è un Chianti Classico Gran Selezione DOCG che rappresenta al meglio la denominazione. Nel bicchiere si distingue per un rubino intenso. Al naso troviamo profumi ricchi e suadenti di marasca spiritata, frutti rossi polposi e maturi, ben integrati a note eteree e speziate. Al palato è ricco, avvolgente, vellutato, in ottimo equilibrio. Chiude con un finale caldo, dove si riscontrano le sensazioni già avvertite al naso
  • Un vino che regge il confronto con importanti piatti. Provatelo con un piccione ripieno di tartufo nero con cipollotti e carote glassate all’aceto balsamico
Bestseller No. 7
Giovanni Rosso Barolo Cerretta 2014
  • Rossi
  • Barolo DOCG
  • Piemonte
  • DOCG
Bestseller No. 8
BAROLO 2006 VIGNETO ARBORINA DOCG CORINO GIOVANNI
  • BAROLO 2006 VIGNETO ARBORINA DOCG CORINO GIOVANNI
Bestseller No. 9
BAROLO 2010 GIACHINI MAGNUM CORINO GIOVANNI
  • BAROLO 2010 GIACHINI MAGNUM CORINO GIOVANNI
Bestseller No. 10
BAROLO ARBORINA 2010 MAGNUM CORINO GIOVANNI
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Origini del Barolo

Fino a poco tempo fa si credeva che fino alla metà dell’Ottocento il Barolo fosse stato un vino dolce. Ciò era attribuito al fatto che la maturazione dell’uva nebbiolo a fine ottobre significava un costante abbassamento delle temperature al momento della vendemmia. Entro novembre e dicembre, le temperature in Piemonte sarebbero state abbastanza fredde da arrestare la fermentazione, lasciando una notevole quantità di zuccheri residui nel vino. Un’altra credenza popolare era che a metà del XIX secolo, Camillo Benso, conte di Cavour, il sindaco di Grinzane Cavour, invitò l’enologo francese Louis Oudart nella regione del Barolo per migliorare le tecniche di vinificazione dei produttori locali. Utilizzando tecniche mirate a migliorare l’igiene della cantina, Oudart è stato in grado di far fermentare il mosto di nebbiolo completamente asciutto, realizzando il primo Barolo moderno. Questo nuovo vino rosso “secco” divenne ben presto uno dei preferiti dalla nobiltà torinese e dai Savoia, dando origine alla descrizione popolare del Barolo come “il vino dei re, il re dei vini”.

L’idea che il Barolo fosse un vino dolce e che ci volesse un enologo francese per trasformarlo in un vino secco è stata recentemente messa in discussione, sulla base di nuove ricerche, da Kerin O’Keefe. Secondo questa revisione della storia del Barolo, Paolo Francesco Staglieno è stato responsabile della moderna versione secca. Fu autore di un manuale di enologia, Istruzione intorno al miglior metodo di fare e conservare i vini in Piemonte, pubblicato nel 1835. Fu Staglieno ad essere chiamato da Camillo Benso, conte di Cavour, che lo nominò enologo nella sua tenuta di Grinzane tra il 1836 e il 1841. Il compito di Staglieno era quello di produrre vini di qualità, orientati all’invecchiamento e abbastanza stabili da poter essere esportati. Staglieno faceva fermentare i vini a secco, cosa che all’epoca veniva chiamata “metodo Staglieno”. Oudart era un commerciante di uva e vino, non un enologo, che all’inizio dell’Ottocento si trasferì a Genova e fondò una cantina, la Maison Oudard et Bruché. Quando Oudart arrivò ad Alba, il re Carlo Alberto e Cavour stavano già seguendo le linee guida di Staglieno ed entrambi producevano vini secchi. Questa versione riveduta della storia del Barolo fu accolta positivamente da altri esperti.

A metà del XX secolo la produzione di vino nella zona del Barolo era dominata da grandi commercianti che acquistavano uve e vini da tutta la zona e li miscelavano. Negli anni ’60, i singoli proprietari iniziarono a imbottigliare in azienda e a produrre i vini dei singoli vigneti delle loro aziende. Negli anni ’80 si è avuta un’ampia gamma di imbottigliamenti di singoli vigneti, che ha portato ad una discussione tra i produttori della regione sulla prospettiva di sviluppare una classificazione Cru per i vigneti della zona. La catalogazione dei vigneti del Barolo ha una lunga storia che risale a Lorenzo Fantini alla fine dell’Ottocento e a Renato Ratti e Luigi Veronelli alla fine del Novecento, ma dal 2009 non esiste ancora una classificazione ufficiale all’interno della regione, ma nel 1980 la regione nel suo complesso è stata elevata a DOCG. Insieme al Barbaresco e al Brunello di Montalcino, il Barolo è stata una delle prime regioni vinicole italiane ad ottenere questa denominazione.

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