Barolo la morra

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Vino Barolo la morra (o simili): elenco delle offerte di Novembre 2020

Bestseller No. 2
Barolo D.O.C.G Barolo Del Comune Di La Morra 2016 Roberto Voerzio Rosso Piemonte 14,0%
  • 2016
  • Piemonte
  • Roberto Voerzio
  • Barolo Del Comune Di La Morra
  • 14,0%
Bestseller No. 3
Ciabot Berton Barolo La Morra 2014 750ml 14.00%
  • Red wine, 750ml
  • Per Ciabot Berton winery, Piedmont, Italy
  • Alcol 14.00%
  • Vitigno: Barolo, Uva: Nebbiolo
  • 92 valutazione punti. Per ulteriori informazioni https://8wines.com/wines/ciabot-berton-barolo-la-morra-2014
Bestseller No. 7
Osvaldo Viberti Barolo La Morra 2015
  • Rossi
  • Barolo DOCG
  • Piemonte
  • DOCG
Bestseller No. 9
Barolo DOCG 2014 - Pio Cesare, Cl 75
  • Vigneti: Da tutti i vigneti della cantina, situati nei più importanti cru di Serralunga, Grinzane Cavour, La Morra, Novello e Monforte d’Alba
  • Quando aprire: Per gustarlo al meglio, ti consigliamo di lasciare 'respirare' il vino almeno 1 o 2 ore prima di servirlo
  • Abbinamento: Carne, Formaggi, Primi
  • Gradazione: 14.5% Vol.
  • Vitigno: Nebbiolo 100%
Bestseller No. 10
6 bottiglie di Barolo DOCG | Cantina Renato Corino | Annata 2015
  • Descrizione: Perfetta sintesi tra l’anima del territorio di La Morra ed uno stile moderno che ne valorizza l’eleganza, questo Barolo, figlio di una ottima annata, esprime al naso una gamma aromatica variegata che va dalla frutta stramatura alle spezie dolci fino a sentori di rosa essiccata e note balsamiche. In bocca è potente ed insieme elegante con una straordinaria progressione gustativa
  • Abbinamenti: Brasato di bue grasso, cacciagione da pelo
  • Vinificazione: Una settimana di macerazione a temperatura controllata tra 25 e 30 gradi, fermentazione malolattica in acciaio. Invecchiamento in legno piccolo di rovere francese per 2 anni, poi in acciaio per 6 mesi ed un anno in bottiglia
  • Curiosità: Camillo Benso Conte di Cavour volle il Barolo come vino per la casa reale, eleggendolo di fatto a "vino dei re
  • Temperatura 20,0° Uve: Nebbiolo Provenienza: Piemonte

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Origini del Barolo

Fino a poco tempo fa si credeva che fino alla metà dell’Ottocento il Barolo fosse stato un vino dolce. Ciò era attribuito al fatto che la maturazione dell’uva nebbiolo a fine ottobre significava un costante abbassamento delle temperature al momento della vendemmia. Entro novembre e dicembre, le temperature in Piemonte sarebbero state abbastanza fredde da arrestare la fermentazione, lasciando una notevole quantità di zuccheri residui nel vino. Un’altra credenza popolare era che a metà del XIX secolo, Camillo Benso, conte di Cavour, il sindaco di Grinzane Cavour, invitò l’enologo francese Louis Oudart nella regione del Barolo per migliorare le tecniche di vinificazione dei produttori locali. Utilizzando tecniche mirate a migliorare l’igiene della cantina, Oudart è stato in grado di far fermentare il mosto di nebbiolo completamente asciutto, realizzando il primo Barolo moderno. Questo nuovo vino rosso “secco” divenne ben presto uno dei preferiti dalla nobiltà torinese e dai Savoia, dando origine alla descrizione popolare del Barolo come “il vino dei re, il re dei vini”.

L’idea che il Barolo fosse un vino dolce e che ci volesse un enologo francese per trasformarlo in un vino secco è stata recentemente messa in discussione, sulla base di nuove ricerche, da Kerin O’Keefe. Secondo questa revisione della storia del Barolo, Paolo Francesco Staglieno è stato responsabile della moderna versione secca. Fu autore di un manuale di enologia, Istruzione intorno al miglior metodo di fare e conservare i vini in Piemonte, pubblicato nel 1835. Fu Staglieno ad essere chiamato da Camillo Benso, conte di Cavour, che lo nominò enologo nella sua tenuta di Grinzane tra il 1836 e il 1841. Il compito di Staglieno era quello di produrre vini di qualità, orientati all’invecchiamento e abbastanza stabili da poter essere esportati. Staglieno faceva fermentare i vini a secco, cosa che all’epoca veniva chiamata “metodo Staglieno”. Oudart era un commerciante di uva e vino, non un enologo, che all’inizio dell’Ottocento si trasferì a Genova e fondò una cantina, la Maison Oudard et Bruché. Quando Oudart arrivò ad Alba, il re Carlo Alberto e Cavour stavano già seguendo le linee guida di Staglieno ed entrambi producevano vini secchi. Questa versione riveduta della storia del Barolo fu accolta positivamente da altri esperti.

A metà del XX secolo la produzione di vino nella zona del Barolo era dominata da grandi commercianti che acquistavano uve e vini da tutta la zona e li miscelavano. Negli anni ’60, i singoli proprietari iniziarono a imbottigliare in azienda e a produrre i vini dei singoli vigneti delle loro aziende. Negli anni ’80 si è avuta un’ampia gamma di imbottigliamenti di singoli vigneti, che ha portato ad una discussione tra i produttori della regione sulla prospettiva di sviluppare una classificazione Cru per i vigneti della zona. La catalogazione dei vigneti del Barolo ha una lunga storia che risale a Lorenzo Fantini alla fine dell’Ottocento e a Renato Ratti e Luigi Veronelli alla fine del Novecento, ma dal 2009 non esiste ancora una classificazione ufficiale all’interno della regione, ma nel 1980 la regione nel suo complesso è stata elevata a DOCG. Insieme al Barbaresco e al Brunello di Montalcino, il Barolo è stata una delle prime regioni vinicole italiane ad ottenere questa denominazione.

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