Barolo pio cesare

Cerchi il vino Barolo pio cesare in offerta a Ottobre 2022? Probabilmente sai già che di Barolo pio cesare ne esistono di diverse tipologie ed è prodotto da numerose cantine (es. Marchesi di Barolo, Fontanafredda, I Poderi Einaudi, ecc.).

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Vino Barolo pio cesare (o simili): elenco delle offerte di Ottobre 2022

OffertaBestseller No. 3
Barolo Chinato Pio Cesare 0,75 L
2 Recensioni
Barolo Chinato Pio Cesare 0,75 L
  • Fin dall’inizio della nostra storia, abbiamo prodotto piccole quantità di Barolo Chinato e di Vermouth seguendo scrupolosamente la Ricetta della nostra Famiglia, tramandata dal nostro bisnonno.
  • Per circa 21 giorni piccoli pezzetti di corteccia di China Calissaia e China Succirubra vengono posti a macerare in un’infusione di alcol e pochissima quantità del nostro Barolo “classico”. Aggiungiamo poi una miscela di spezie aromatizzanti tra cui radice di genziana, rabarbaro, semi di cardamomo, arancio dolce e amaro, cannella e altri ancora, che compongono la nostra “storica” Ricetta di Famiglia.
  • All’estratto aromatico così ottenuto si aggiunge infine la giusta dose del nostro Barolo “classico”, un po’ di zucchero e alcol e si lascia affinare per almeno 4 mesi in piccoli contenitori di acciaio inox. Dopo un riposo in bottiglia di almeno 2 mesi, il nostro Barolo Chinato è pronto per poter essere degustato alla “maniera piemontese”, ovvero dopo i pasti come digestivo.
Bestseller No. 5
BAROLO PIO CESARE 2015
  • BAROLO PIO CESARE 2015
Bestseller No. 7
BAROLO PIO CESARE 2014
  • BAROLO PIO CESARE 2014
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Pio Cesare Barolo Mosconi 2018
  • Rossi
  • Barolo DOCG
  • Piemonte
  • DOCG
Bestseller No. 9
Barolo DOCG Pio Cesare ornato 2016 Magnum 1,5 L
  • Formato bottiglia: 1,5 L
  • Gradazione alcolica: 14,5%
  • valutato 98/100 da Parker
  • Denominazione: DOCG
Bestseller No. 10
Pio Cesare - Barolo "Ornato" 0,75 lt.
  • Bottiglia da 75 cl
  • Profumo fine, delicato e persistente con sentori che ricordano la fragolina di bosco e il lampone; gusto gradevolmente amarognolo, vellutato, leggero e pieno allo stesso tempo
  • Vitigno: Nebbiolo

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Origini del Barolo

Fino a poco tempo fa si credeva che fino alla metà dell’Ottocento il Barolo fosse stato un vino dolce. Ciò era attribuito al fatto che la maturazione dell’uva nebbiolo a fine ottobre significava un costante abbassamento delle temperature al momento della vendemmia. Entro novembre e dicembre, le temperature in Piemonte sarebbero state abbastanza fredde da arrestare la fermentazione, lasciando una notevole quantità di zuccheri residui nel vino. Un’altra credenza popolare era che a metà del XIX secolo, Camillo Benso, conte di Cavour, il sindaco di Grinzane Cavour, invitò l’enologo francese Louis Oudart nella regione del Barolo per migliorare le tecniche di vinificazione dei produttori locali. Utilizzando tecniche mirate a migliorare l’igiene della cantina, Oudart è stato in grado di far fermentare il mosto di nebbiolo completamente asciutto, realizzando il primo Barolo moderno. Questo nuovo vino rosso “secco” divenne ben presto uno dei preferiti dalla nobiltà torinese e dai Savoia, dando origine alla descrizione popolare del Barolo come “il vino dei re, il re dei vini”.

L’idea che il Barolo fosse un vino dolce e che ci volesse un enologo francese per trasformarlo in un vino secco è stata recentemente messa in discussione, sulla base di nuove ricerche, da Kerin O’Keefe. Secondo questa revisione della storia del Barolo, Paolo Francesco Staglieno è stato responsabile della moderna versione secca. Fu autore di un manuale di enologia, Istruzione intorno al miglior metodo di fare e conservare i vini in Piemonte, pubblicato nel 1835. Fu Staglieno ad essere chiamato da Camillo Benso, conte di Cavour, che lo nominò enologo nella sua tenuta di Grinzane tra il 1836 e il 1841. Il compito di Staglieno era quello di produrre vini di qualità, orientati all’invecchiamento e abbastanza stabili da poter essere esportati. Staglieno faceva fermentare i vini a secco, cosa che all’epoca veniva chiamata “metodo Staglieno”. Oudart era un commerciante di uva e vino, non un enologo, che all’inizio dell’Ottocento si trasferì a Genova e fondò una cantina, la Maison Oudard et Bruché. Quando Oudart arrivò ad Alba, il re Carlo Alberto e Cavour stavano già seguendo le linee guida di Staglieno ed entrambi producevano vini secchi. Questa versione riveduta della storia del Barolo fu accolta positivamente da altri esperti.

A metà del XX secolo la produzione di vino nella zona del Barolo era dominata da grandi commercianti che acquistavano uve e vini da tutta la zona e li miscelavano. Negli anni ’60, i singoli proprietari iniziarono a imbottigliare in azienda e a produrre i vini dei singoli vigneti delle loro aziende. Negli anni ’80 si è avuta un’ampia gamma di imbottigliamenti di singoli vigneti, che ha portato ad una discussione tra i produttori della regione sulla prospettiva di sviluppare una classificazione Cru per i vigneti della zona. La catalogazione dei vigneti del Barolo ha una lunga storia che risale a Lorenzo Fantini alla fine dell’Ottocento e a Renato Ratti e Luigi Veronelli alla fine del Novecento, ma dal 2009 non esiste ancora una classificazione ufficiale all’interno della regione, ma nel 1980 la regione nel suo complesso è stata elevata a DOCG. Insieme al Barbaresco e al Brunello di Montalcino, il Barolo è stata una delle prime regioni vinicole italiane ad ottenere questa denominazione.

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