Barolo pio cesare

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Vino Barolo pio cesare (o simili): elenco delle offerte di Febbraio 2023

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BAROLO PIO CESARE 2013
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Batasiolo, Barolo Chinato, Vino Rosso Fermo, Dolce Amaricante, Vino Aromatizzato da Dessert e da Meditazione
29 Recensioni
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  • Caratteri Distintivi: il Barolo Chinato è un elegante vino da meditazione, dal colore rosso granato con riflessi color mattone. Tra i sentori olfattivi spiccano intensi profumi di spezie ed erbe, chiodi di garofano, rabarbaro; al palato conferma le note olfattive e completa il ventaglio aromatico con frutta secca, cacao e caramello. Etereo, vellutato, armonico e dal finale tipicamente amarognolo
  • Vinificazione: La produzione del Barolo Chinato segue la classica procedura del Barolo tradizionale di Batasiolo, al quale viene aggiunto un infuso a base di corteccia di china calissaia, spezie ed erbe aromatiche
  • Vitigni: Una storia che risale agli albori del ‘900, quando grazie a Giuseppe Cappellano le riserve di Barolo invecchiate per almeno 10 anni cominciarono ad essere utilizzate per la produzione di questo fine pasto. I tannini ormai vellutati e l’acidità non più prorompente si integrano alla perfezione con l’infuso aromatico e fanno del Barolo Chinato, con il Vermouth, un vino aromatizzato territoriale e orgogliosamente caratteristico
  • Territorio: La nomenclatura spesso non lascia spazio ad interpretazioni: questo vino aromatizzato è originario delle Langhe
  • Brand: Esperienza umana, tradizione, ricerca, innovazione: grazie ai valori fondanti dell’azienda vitivinicola Batasiolo, l’arte millenaria della produzione del vino diventa eccellenza contemporanea.
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Pio Cesare Barolo 2017
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BAROLO PIO CESARE 2014
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Batasiolo, BAROLO DOCG, Vino Rosso Fermo, Secco, Area di Produzione del Barolo DOCG, Vino dal Sapore Equilibrato
30 Recensioni
Batasiolo, BAROLO DOCG, Vino Rosso Fermo, Secco, Area di Produzione del Barolo DOCG, Vino dal Sapore Equilibrato
  • CARATTERI DISTINTIVI: Un Barolo buono da bere, formale e distinto ma pur sempre conviviale, intenso e pronto fin da subito. Ideale per i pasti domenicali in famiglia, è il perfetto vino da scegliere quando cerchiamo il risultato a prescindere della spesa.
  • VINIFICAZIONE: Dopo un’attenta selezione dai vigneti dislocati nell’area di produzione, le uve vengono diraspate, macerate e lasciate in fermentazione sulle bucce per almeno 10-12 giorni in vasche di acciaio, a temperatura controllata, con periodici rimontaggi. La maturazione avviene in barrique di rovere francese e successivamente in serbatoi di acciaio inox. Dopo questo periodo l’affinamento prosegue in bottiglia.
  • VITIGNI: Considerato il "Re dei vini", deriva dalla vinificazione delle uve Nebbiolo in purezza all'interno dell’area di produzione del Barolo. La buccia sottile, un lungo ciclo vegetativo, il colore scarico e una nobile astringenza sono le caratteristiche varietali predominanti in Piemonte.
  • Barolo “Classico”: La bellezza di un Barolo DOCG sta nella sua capacità di narrare storie differenti attraverso uno stesso calice. Nonostante i vigneti singoli riscuotano più apprezzamento, è nel loro assemblaggio che sta la vera maestria di un viticoltore, in grado di dare voce in capitolo a ciascuno e garantire ogni anno la proposta di un prodotto fiero e risoluto, opportunamente calibrato in ogni suo aspetto e relativamente semplice da degustare.
  • BRAND: Esperienza umana, tradizione, ricerca, innovazione: grazie ai valori fondanti dell’azienda vitivinicola Batasiolo, l’arte millenaria della produzione del vino diventa eccellenza contemporanea.

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Origini del Barolo

Fino a poco tempo fa si credeva che fino alla metà dell’Ottocento il Barolo fosse stato un vino dolce. Ciò era attribuito al fatto che la maturazione dell’uva nebbiolo a fine ottobre significava un costante abbassamento delle temperature al momento della vendemmia. Entro novembre e dicembre, le temperature in Piemonte sarebbero state abbastanza fredde da arrestare la fermentazione, lasciando una notevole quantità di zuccheri residui nel vino. Un’altra credenza popolare era che a metà del XIX secolo, Camillo Benso, conte di Cavour, il sindaco di Grinzane Cavour, invitò l’enologo francese Louis Oudart nella regione del Barolo per migliorare le tecniche di vinificazione dei produttori locali. Utilizzando tecniche mirate a migliorare l’igiene della cantina, Oudart è stato in grado di far fermentare il mosto di nebbiolo completamente asciutto, realizzando il primo Barolo moderno. Questo nuovo vino rosso “secco” divenne ben presto uno dei preferiti dalla nobiltà torinese e dai Savoia, dando origine alla descrizione popolare del Barolo come “il vino dei re, il re dei vini”.

L’idea che il Barolo fosse un vino dolce e che ci volesse un enologo francese per trasformarlo in un vino secco è stata recentemente messa in discussione, sulla base di nuove ricerche, da Kerin O’Keefe. Secondo questa revisione della storia del Barolo, Paolo Francesco Staglieno è stato responsabile della moderna versione secca. Fu autore di un manuale di enologia, Istruzione intorno al miglior metodo di fare e conservare i vini in Piemonte, pubblicato nel 1835. Fu Staglieno ad essere chiamato da Camillo Benso, conte di Cavour, che lo nominò enologo nella sua tenuta di Grinzane tra il 1836 e il 1841. Il compito di Staglieno era quello di produrre vini di qualità, orientati all’invecchiamento e abbastanza stabili da poter essere esportati. Staglieno faceva fermentare i vini a secco, cosa che all’epoca veniva chiamata “metodo Staglieno”. Oudart era un commerciante di uva e vino, non un enologo, che all’inizio dell’Ottocento si trasferì a Genova e fondò una cantina, la Maison Oudard et Bruché. Quando Oudart arrivò ad Alba, il re Carlo Alberto e Cavour stavano già seguendo le linee guida di Staglieno ed entrambi producevano vini secchi. Questa versione riveduta della storia del Barolo fu accolta positivamente da altri esperti.

A metà del XX secolo la produzione di vino nella zona del Barolo era dominata da grandi commercianti che acquistavano uve e vini da tutta la zona e li miscelavano. Negli anni ’60, i singoli proprietari iniziarono a imbottigliare in azienda e a produrre i vini dei singoli vigneti delle loro aziende. Negli anni ’80 si è avuta un’ampia gamma di imbottigliamenti di singoli vigneti, che ha portato ad una discussione tra i produttori della regione sulla prospettiva di sviluppare una classificazione Cru per i vigneti della zona. La catalogazione dei vigneti del Barolo ha una lunga storia che risale a Lorenzo Fantini alla fine dell’Ottocento e a Renato Ratti e Luigi Veronelli alla fine del Novecento, ma dal 2009 non esiste ancora una classificazione ufficiale all’interno della regione, ma nel 1980 la regione nel suo complesso è stata elevata a DOCG. Insieme al Barbaresco e al Brunello di Montalcino, il Barolo è stata una delle prime regioni vinicole italiane ad ottenere questa denominazione.

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