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Beviamo italiano. Ulteriori considerazioni sul Testo Unico del vino

Testo Unico del Vino

L’industria del vino è in continua espansione, basti pensare che, in Italia, fattura quasi 15 miliardi di euro e garantisce un export di più di 5,5 miliardi di euro annui.

Tuttavia nel momento storico in cui stiamo vivendo, caratterizzata da una profonda crisi economica e sociale, si è reso necessario un forte intervento legislativo che potesse dare un nuovo impulso alla crescita del settore, sempre più minacciato dalle produzioni dei paesi emergenti (Cile, Nuova Zelanda, Australia, Sud Africa).

E così è stato. Dopo anni di duro lavoro, che ha visto la collaborazione proficua del Ministero delle Politiche Agricole e delle associazioni e federazioni di categoria legate al mondo dell’agricoltura e del vino, è stato redatto un “ Testo Unico del vino”, composto da 90 articoli, che è divenuto legge dello stato, dopo l’approvazione lampo (in circa 2 mesi) di entrambi i rami del parlamento.

Ma non solo. Si avverte, infatti, in alcuni strati sociali della popolazione, un declino valoriale, che può essere in parte colmato con la riscoperta delle tradizioni e del significato del lavoro legato alla coltivazione dei campi, delle vigne e all’enogastronomia.

Una maggior consapevolezza della cultura agricola e delle materie prime legate al cibo garantirà esternalità positive, quali un migliore standard di vita globale e la ricerca di una ristorazione più attenta alla qualità e alle produzioni locali che rispettano la natura.

Nel gergo del diritto il “Testo Unico” è una fonte del diritto che, racchiudendo in sé disposizioni che compaiono in più testi di legge differenti, garantisce semplificazione e razionalizzazione.

E’ chiaro che questo intervento è un viatico per una maggiore efficienza del settore normato, in quanto libera energie da utilizzare per il core business delle aziende agricole, senza più dover dedicare troppo tempo (prezioso) ad interpretazioni legislative.

La prima considerevole novità è rappresentata dal taglio del 50% delle pratiche burocratiche che venivano stimate in quasi 100 giornate lavorative. Semplificazione che, si badi bene, non significa riduzione dei controlli: questi sono indispensabili per mantenere nel consumatore la percezione e la convinzione di un ottimo livello di sicurezza e di un buon prodotto generale.

Del resto anche le nuove norme sulla tracciabilità delle importazioni e sulle produzioni I.G.T. sono dirette alla tutela del consumatori e dei suoi diritti. Chi acquista deve sapere ciò che berrà.

Inoltre il “Testo Unico” prevede delle novità come, ad esempio, la tutela dei così detti “Vigneti storici”. Si è compreso che la salvaguardia di alcune etichette rinomate e molto conosciute all’estero permette la maggiore riconoscibilità del brand “Italia” legato al vino.

Infatti spesso citiamo alcune zone della Francia come la regione di “Bordeaux” o della “Borgogna” come zone omogenee di altissima qualità, mentre in realtà questo messaggio è in parte fuorviante.

Esistono infatti grandissimi produttori di eccezionale livello (Chateau Lafite Rotschild, Chateau Latour, Chateau d’Yquem, Romanée-Conti) che donano lustro a tutto il movimento, salvo poi constatare un livello medio mediocre.

Viceversa in Italia possiamo reperire bottiglie in media di buon/ottimo livello, che faticano ad ottenere il corretto blasone internazionale a causa dell’assenza dei “grandi nomi” legati alle “cantine storiche” che possano competere in appetibilità internazionale con le importanti etichette sopracitate.

Il nuovo “Testo Unico”, con lungimiranza, pone le basi per il superamento di questo divario con i vini transalpini.

Un’ultima nota positiva da rammentare è l’introduzione della possibilità di indicare nell’etichetta maggiori informazioni sul vino, anche tramite l’utilizzo di metodi tecnologici di ultima generazione.

Il buon vino non ha paura di fornire chiarimenti, precisazioni, dettagli e delucidazioni sulle proprie caratteristiche.

Giunti a questo punto non ci sono più scuse: il vino italiano ha tutte le carte in regola per puntare al top e per essere da traino per tutta l’economia italiana.

W il vino, beviamolo italiano!

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