Beverage

Birra, antico nettare creato dalle donne

Le origini della birra affondano in un passato molto remoto, secoli, anzi, millenni prima della nascita di Cristo. Tracce chimiche di questa bevanda bionda e schiumosa sono state rilevate in brocche iraniane risalenti addirittura al 7.000 a.C.

Inoltre, diverse culture ne attribuiscono l’invenzione alle donne che avrebbero accidentalmente inventato la birra preparando il pane, composto dagli stessi ingredienti, oppure nel tentativo di conservare l’orzo in acqua. Non a caso le divinità ad essa legate erano femminili: per gli Armeni era stata la dea della terra Armalu a crearla, a Roma era la bevanda di Cerere, mentre secondo i Sumeri la matrona della birra Ninkasi, divinità nata da una fresca acqua frizzante il cui nome significa, appunto, “signora che prepara birra”.

Proprio il popolo sumero fu uno dei primi a diventare sedentario e furono gli insediamenti di coltivatori a favorire la nascita della bevanda a base di orzo, che in effetti fu il primo cereale a essere coltivato e conservato. Per i Sumeri, la birra era uno status symbol: diverse quantità e tipologie venivano in base all’importanza sociale. Quando i babilonesi salirono al potere in Mesopotamia ereditarono da loro l’abitudine di berla e ne regolamentarono produzione e commercio. Tanto che il Codice di Hammurabi prevedeva, per esempio, che chi annacquava la birra dovesse essere affogato in essa.

In Mesopotamia la bevanda aveva anche un valore religioso e veniva offerta agli dei e bevuta durante i funerali. Simili poteri propiziatori e curativi aveva anche nel vicino Egitto, dove veniva usata anche come medicina e, diluita, costituiva un alimento alternativo per i neonati.

In Europa era nota già agli Etruschi e ai Romani i quali impararono ad apprezzarla dalle popolazioni germaniche e soprattutto celtiche. Proprio ai Celti, nonostante le popolazioni inglesi si opponessero, si deve l’introduzione del luppolo nella ricetta, anche se la diffusione di questo aroma avvenne intorno al 1200 d.C.

Ma fu solo nel 1516 che Guglielmo IV, Duca di Baviera, approvò la Reinheitsgebot (“requisito di purezza”) che prescriveva di limitare gli ingredienti ad acqua, orzo e luppolo. Nel frattempo erano nati in Germania il mestiere del birraio e poi le relative scuole, le birrerie, i pub in Inghilterra e la continua crescita dentro e fuori dai conventi della produzione di molte varietà destinate a gruppi di popolazione diversi: per esempio, in Francia si distingueva la birra destinata ai frati da quella, più leggera, prodotta per le suore; mentre in Italia le donne potevano berla solo sotto controllo medico.

Infine, tra Settecento e Ottocento la produzione cambia in seguito alle innovazioni della rivoluzione industriale che permettono di avere un maggiore controllo sul procedimento e quindi sul sapore e sull’aspetto: grazie soprattutto invenzioni come il termometro di Fahrenheit (1714), la macchina a vapore, quella per tostare il malto, il “raffreddatore del mosto” e la “pastorizzazione” si giunge al prodotto dal colore chiaro e dal sapore morbido che oggi conosciamo.

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