Rubrica Agroalimentare

Che significa made in Italy?

Made in Italy

Sentiamo spesso parlare di made in Italy e dei prodotti realizzati in Italia, sebbene l’accezione di questo marchio non è chiara a tutti, ed è su questa carenza che fanno leva le produzioni contraffatte dei paesi esteri, che si fregiano illegittimamente del brand italiano più famoso al mondo.

Il made in Italy, dunque, è un marchio, simbolo dell’Italianità nel mondo, sinonimo di qualità eccelsa, materie prime selezionate, cura dei dettagli, durevolezza e affidabilità, di stile e prestigio. E’ una garanzia per tutti gli acquirenti, che vedono rispettati gli di sicurezza e i criteri di etica professionale nella produzione Agroalimentare. Tutto questo prestigio dà seguito ad un fenomeno di contraffazione, meglio noto come Italian Sounding, che sfrutta in modo illecito la fama di un brand consolidato nei decenni, frutto di studi, sacrifici ed ottimizzazione, minacciato da un sistema di contraffazioni, basate sulla semplice interposizione di loghi, simboli, o citazioni che richiamano l’Italianità.

Il problema è che tali prodotti contraffatti non rispettano i requisiti previsti dalla disciplina giuridica che regola il made in Italy, per lo più molto rigida, risultando non idonei alla distribuzione e alla vendita o comunque non consono alle specifiche del prodotto made in Italy autentico.

Un vera minaccia quella della contraffazione, in particolar modo se consideriamo che i prodotti alimentari targati tricolore devono rispettare quanto indicato nei disciplinari di produzione, alla lettera, sia per una questione di prestigio, sia per ragioni etiche legate alla sicurezza alimentare e alla tutela del consumatore, che, in linea generale, considera il made in Italy come una garanzia di tutela dell’acquirente.

Inoltre, l’Italian Sounding leva spazio (fette di mercato) ai prodotti autentici della nostra terra, recando un grave danno economico al comparto Agroalimentare e al made in Italy.

Allora, cosa intendiamo per prodotti made in Italy?

Per rispondere a questo quesito, dobbiamo fare un passo indietro nel tempo. Infatti, negli anni 70 – 80, la definizione di made in Italy era limitata ad un cerchia di prodotti interamente realizzata in Italia, dall’Idea Preliminare all’Opera Prima, dalla fornitura delle materie prime ai processi produttivi, fino al prodotto finito, quindi l’intera filiera del prodotto si sviluppava nel nostro paese.

Tuttavia, questa definizione venne considerata restrittiva, in quanto scartava quei prodotti, come nel caso dell’Ittica, in cui la materia prima proveniva dall’estero, e, successivamente, sottoposta ai processi di filiera sul territorio italiano, secondo gli standard nazionali. Per questo motivo l’accezione di made in Italy venne rettificata, fino ad oggi.

Il marchio Made in Italy vanta e include nel rispettivo ambito di tutela, un ventaglio di prodotti Agroalimentari talvolta molto ampio ed in continua evoluzione, poichè l’ingegno italiano, unito all’amore per la propria terra, le origini e la cultura locale, da luogo a prodotti di eccellenza, riconosciuti a livello globale, come nel caso dei vini, dei formaggi, degli agrumi, dell’olio d’oliva, dei prodotti dolciari ecc.

Non tutti i prodotti sono o possono essere brandizzati made in Italy, grazie alla disciplina normativa, che regola l’intero comparto Agroalimentare italiano.

Infatti, diamo due diverse definizioni di prodotto tipicamente italiano (Legge 135/2009)

  1. Made in Italy: tutti quei prodotti realizzati interamente o parzialmente in Italia, o, comunque, i cui processi di trasformazione finale, seppure non marginali sia stati operati in ambiti produttivi italiani, secondo gli standard vigenti.
  2. Full Made in Italy: tutti i prodotti interamente realizzati in Italia, secondo gli standard vigenti, dall’ideazione alla filiera, fino al prodotto finito, utilizzando materie prime italiane.

Tutte le indicazioni di origine false, fallaci e illegittime sono severamente punite ai sensi dell’ Art 517 del Codice penale, in quanto rappresentano una grave violazione della disciplina giuridica e dei diritti dei consumatori ad un acquisto consapevole di prodotti agroalimentari sicuri e che rispettano i requisiti, previsti dai disciplinari di riferimento.

Probabilmente, nonostante l’impegno delle Istituzioni per scongiurare la piaga dell’Italian Sounding o dei prodotti contraffatti, tale fenomeno persiste, per cui consigliamo a tutti i consumatori di leggere, attentamente, quanto in etichetta:

  • la zona di origine della materia prima
  • il o i luoghi di prima e seconda trasformazione
  • la zone di confezionamento
  • il nome del produttore/distributore
  • la presenza di simboli o loghi del made in Italy (questo punto non sempre è una garanzia)
  • il bollo sanitario CE
  • la sigla IT
  • il Codice di Rintracciabilità

Questi elementi indicati in etichetta rappresentano una forma di garanzia, poichè se letti consapevolmente, restituiscono delle utili informazioni sul prodotto e sulla filiera produttiva.

 

 

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