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Scontro all’ultimo sangue tra Italia e Francia nel mondo del vino

Vino

Il mondo del vino presenta aspetti particolarmente complicati, ma sempre avvincenti. E’ un settore in crescita, interessantissimo, ma in continuo cambiamento. L’Italia nel 2015 è tornata ad essere il più grande produttore al mondo con 48,8 milioni di hl – seguita a ruota dalla Francia – e ha migliorato le proprie esportazioni verso l’estero. Malgrado tutto l’Italia non riesce ancora a competere, con i vicini transalpini, nel segmento di mercato Top quality.

In effetti i francesi riescono ancora a valorizzare al meglio le loro produzioni d’èlite, quali quelle della Borgogna (Romanee-Conti, H. J. Richebourg), di Bordeaux (Petrus, Le Pin, Barons de Rothschild Chateau Lafite), Champagne (Krug, M&C Dom Perignon). E’ troppo semplice, però, asserire che sia solo il prezzo a discriminare una produzione di qualità da un’altra da dimenticare.

Inoltre ai giorni d’oggi, assistiamo a un fervido dibattito tra coloro che preferiscono bere del vino prodotto da vitigni vinificati in purezza, secondo le vecchie regole, e quelli che ritengono maggiormente godibili quello formato dall’unione di una pluralità di vitigni.

Proviamo quindi a chiarire alcuni dubbi con il sommelier e delegato AIS (Associazioni Italiana Sommelier) Antonio Del Giacco.

Intervista ad Antonio Del Giacco

Da quando lei è diventato sommelier?

Sono diventato Sommelier Ais in tempi relativamente recenti, nell’aprile 2010.

Come nasce la sua passione per il vino?

Da sempre ho seguito, seppur in maniera indiretta, il mondo del vino, come passione e come tradizione di famiglia. Mio padre mi ha sempre insegnato ad “assaggiare” un po’ di vino e ad apprezzarne le caratteristiche. Ma di quei vini “di una volta” non ho un buon ricordo.

Ritiene che il mondo del vino sia cambiato negli ultimi vent’anni? Se sì in quali aspetti?

Negli ultimi 20 anni il mondo del vino è decisamente mutato, infatti è certamente migliorata la qualità della produzione; oggi un vino con difetti, non piacevole al gusto, salvo rare eccezioni, è davvero difficile da trovare. Al contempo è aumentata la qualità del consumatore; chi beve vino oggi, soprattutto tra i giovani, lo fa con una sufficiente cognizione di causa. Molti sono quelli che bevono per degustare. In effetti le enoteche e i locali dove si beve correttamente, sono in forte aumento e sono tutte molto frequentate.

Qual è la caratteristica principale che ricerca quando compra del vino e quali sono le caratteristiche per definire un vino “di qualità”?

Un vino di qualità è un vino, prima di tutto esente da difetti (odori, poca persistenza, equilibrio, ect) In secondo luogo deve avere una sua personalità e soprattutto deve essere tipico del territorio in cui viene prodotto.

Nel grande dibattito sul rapporto qualità/prezzo del vino, ritiene che esista un prezzo spartiacque tra una buona e una cattiva produzione?

Durante le commissioni di assaggio (Antonio Del Giacco fa parte di alcune di esse, ndr), per fare un chiaro esempio, se troviamo un Vermentino che non ha i profumi di erbe aromatiche, di mare, che non è fresco e sapido, ma più morbido ed alcolico, più simile ad esempio ad un bianco del Friuli, gli diamo una valutazione molto bassa.

Inoltre un vino di qualità deve rispettare un buon rapporto qualità prezzo, sempre e comunque. Per fare un esempio, una pregiata Barbera Superiore di Nizza o di Asti, se costasse 40 euro, non avrebbe molto senso acquistarla. Infine credo che non vi sia un netto spartiacque nel rapporto qualità prezzo, o forse c’è solo per alcune eccezioni. Ci sono vini meravigliosi che costano 8 euro.

Come pensa sarà l’annata 2016 per il vino in Italia?

Il 2016 sarà certamente una bella annata, per chi ha avuto la fortuna di non aver subito ingenti danni per la grandine; quest’anno ha colpito ovunque.

Nella comparazione tra le produzioni italiane e francesi, in cosa ritiene che siano superiori quelle transalpine rispetto alle nostre (ad es. qualità media del prodotto, marketing, distribuzione..)?

I francesi sono superiori a noi nella produzione di alcune tipologie di vino, credo in particolare nella zona dello Champagne, dove viene prodotto un vino notoriamente unico al mondo, nella Borgogna e nell’Alsazia. Sui vini bordolesi ho le mie marcate riserve.

Ma i Francesi sono superiori a noi nel marketing, sono avanti anni luce!

Cile, California, Australia, Nuova Zelanda, Sud Africa stanno incrementando le loro esportazioni e la qualità media delle loro produzioni. Ritiene che siano già arrivati al livello di Francia e Italia oppure che debbano ancora migliorare?

Cile, Australia, Sud Africa, California, devono ancora migliorare nell’uso del legno e nella qualità generale dei vini. Se ne trovano di ottimi, ma sono ancora mediamente lontani dagli standard qualitativi di Italia e Francia.

La Nuova Zelanda è una splendida realtà per i suoi Sauvignon, già oggi tra i migliori a livello mondiale. Ma nella produzione sono aiutati anche dal clima di quella zona. Il vento costante asciuga l’umidità ed i profumi sono di una delicatezza ed una pulizia unica.

Cosa consiglierebbe a un giovane che volesse intraprendere un’attività lavorativa nel campo del vino? Ritiene che sia un mercato in espansione?

Il mercato del vino è in espansione quotidiana, ma un giovane oggi deve fare molta “gavetta”, deve studiare molto, e deve girare per le cantine di tutto il mondo. Altrimenti non riuscirà ad emergere.

Come tutti i fenomeni esplosivi di massa c’è molta concorrenza e se non sei davvero bravo, rischi, come spesso accade, di aprire un’enoteca e di doverla chiudere dopo un anno.

Ritiene che i “Super Tuscan” siano in declino? Pensa che il mercato di oggi sia maggiormente incline a consumare vini formati da una commistione di vitigni oppure si rivolga alla ricerca della purezza del vitigno?

I “Super Tuscan”, sono stati un fenomeno, sono un fenomeno e saranno un fenomeno, a mio giudizio sempre molto contenuto. Hanno vissuto il loro momento migliore 10 anni fa, oggi non posso dire che siano in declino, ma certamente non sono il vino di riferimento per chi vive in questo mondo.

Oggi chi ama il vino, ama molto quello che proviene da un unico vitigno; è un po’ come la moda degli abiti spezzati: per molti anni si usava la giacca beige ed i calzoni marroni, oppure la giacca blu ed i calzoni grigi. Oggi si è tornati al vestito unico.

Il vino da monovitigno, ha una sua originale identità. E la gente vuole capire come riconoscere un Merlot, una Granaccia o un Sangiovese. Poi ovvio che ci sono anche le eccezioni.

Ma il vino da monovitigno, è molto richiesto. E poi, tornando al discorso precedente, i vini denominati “Super Tuscan” non hanno un rapporto qualità/prezzo che li favorisce.

Domanda banale: lei ha un vino preferito? Bianco o rosso?

Non ho un vino preferito, ho una tipologia di vino preferito: il Riesling renano. Ma se mi costringessero a bere Champagne tutti i giorni per tutta la vita, cercherei di farmene una ragione!

Un grazie speciale all’esperto Sommelier Antonio Del Giacco (Associazione Italiana Sommelier).

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