Enogastronomia

Da Pellizza alla “pesca di Volpedo”: in marcia verso la qualità!

Volpedo
Foto: Az. Agr. Valgrue

Il 28 luglio 1868 nasceva a Volpedo, piccolo comune della provincia di Alessandria, Giuseppe Pellizza, che lascerà, malgrado una vita breve e travagliata, un segno indelebile nella storia dell’arte italiana e mondiale.

Giuseppe proveniva da una famiglia abbiente di matrice contadina, fondata su un concetto aulico di lavoro, rispettosa del sacrificio e della ricerca della qualità dei propri prodotti.

Questa filosofia di vita non abbandonerà mai l’opera di Pellizza da Volpedo, e gli permetterà di divenire, in breve tempo, il più celebre divisionista italiano e il più autentico narratore della fierezza di un popolo contadino che, passo dopo passo, stava assurgendo una vera e propria classe sociale.

A distanza di un secolo quel territorio, che si erge nelle dolci colline site tra la pianura padana e il fiume Curone, non ha dimenticato il suo passato contadino e agreste.

Ivi vengono prodotte parecchie qualità di frutta quali ciliegie, pere e albicocche oltre che patate e pomodori, ma le vere grandi protagoniste della zona restano le pesche.

Le pesche hanno permesso a Volpedo di divenire non solo il più conosciuto comune della Val Curone, ma un vero e proprio punto di riferimento per il settore agricolo italiano.

La loro caratteristica principale è la genuinità sia nell’aspetto che soprattutto nel gusto. Noi consumatori del terzo millennio siamo purtroppo tragicamente abituati a frutta con un vestito accattivante ma dal sapore quasi nullo, a causa di una raccolta prematura e a lunghi viaggi nelle stive refrigerate delle navi.

Invece le “Pesche di Volpedo” vengono raccolte a mano appena raggiunta la corretta maturazione, solo dopo una severa cernita effettuata da contadini esperti che, grazie alla loro grande esperienza, riescono a cogliere al meglio le differenti sfumature.

Grazie a ciò le pesche si presentano coloratissime e ricche di gradazioni cromatiche, profumate e di una dolcezza delicata, raffinate e gustosissime.

Le pesche, che vengono vendute solamente in estate, nel periodo tra giugno e settembre, sono principalmente di polpa gialla e si presentano mediamente di grandi dimensioni, grazie a una peculiare operazione effettuata dai contadini durante la crescita del frutto.

Infatti durante la prima fase di crescita della pesca il contadino ne rimuove dall’albero una cospicua parte, al fine di agevolare la crescita rigogliosa delle altre.

La pesca di Volpedo può essere consumata in purezza, ma è altresì adatta per essere trasformata in un dolce da presentare alla fine dei nostri pranzi domenicali.

Tra questi possiamo ricordare le “pesche ripiene” con amaretti, zucchero, cacao e burro, ovvero la “sbriciolata alle pesche”, una torta ripiena assai gustosa.

Personalmente, specialmente nel torrido periodo estivo, come quello che stiamo vivendo in queste settimane, non riesco a rinunciare a un buon gelato fresco prodotto con acqua, zucchero e pesca di Volpedo, ipocalorico e perfetto per rinfrescarsi.

Nelle serate più fresche, invece, amo gustare una crostata con marmellata di pesca preparata con cura in casa, e pezzettini di pesca di Volpedo posizionati sulla superficie. Una delizia davvero da provare!

Infine, chiosando, dobbiamo ammirare la pertinacia di questi agricoltori della Val Curone che, grazie alla costante ricerca della qualità, sono riusciti a creare un prodotto e un brand conosciuto, apprezzato e rispettato in tutta Italia, che ha creato un valore aggiunto tale da permettere loro di superare, con slancio, i periodi duri della crisi economica.

Questi agricoltori, alla stessa guisa di Giuseppe Pellizza da Volpedo, ci hanno indicato la strada, fondata sul sacrificio, sull’unione delle forze, su un nuovo concetto di cultura basato sulla selezione e sulla ricerca della qualità e, come i contadini del “Quarto Stato”, ora possono marciare verso il futuro con la testa alta e con lo sguardo fiero e orgoglioso.

Ricordiamolo, la qualità, paga sempre!

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