Enogastronomia

Dal Futurismo al vino del futuro: Brut Farfalla Ballabio

Il ventesimo secolo è iniziato nei migliori dei modi. La Belle époque imperversava garantendo assenza di guerre, gioia e voglia di vivere. La pace sembrava una normale compagna delle giornate dei cittadini europei.

La cultura, il lusso, l’oriente, le nuove scoperte tecnologiche, il tutto pareva condurre verso un miglioramento dello stile di vita, difficilmente arrestabile.

In quello stesso periodo, nel 1905, Angelo Ballabio decise di produrre vini a Casteggio, nell’Oltrepò pavese, fondando una cantina che fin da subito puntò alla qualità, ottenendo, negli anni, svariati riconoscimenti nazionali e internazionali.

Probabilmente in provincia non si avvertiva pienamente lo stesso spirito che albergava nelle grandi metropoli quali Parigi o Londra. Qualcuno però, iniziò a comprendere che qualcosa stava cambiando.

A quei tempi il mondo stava girando troppo veloce, in un vortice continuo. L’assassinio del 28 giugno 1914  a Sarajevo dell’arciduca Francesco Ferdinando per mano di Gavrilo Princip avrebbe sconvolto, per sempre, l’Europa e il mondo, lasciando agli U.S.A. la supremazia economica, politica e parzialmente culturale.

Poco prima, nel 1909, un gruppo di italiani pubblicarono sul giornale francese “Le Figaro” il “Manifesto del Futurismo”. Tra i firmatari troviamo il poeta Martinetti, lo sfortunato Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Luigi Russolo e Gino Severini.

Proprio questo ultimo, toscano di Cortona, è probabilmente l’artista meno conosciuto ma forse più espressivo ed elegante, capace di opere di impagabile bellezza.

La sua “Ballerina Blu”, datata 1912, racchiude in sé la modernità del dinamismo e della velocità, dettati dalla tecnologia sempre più invadente, ma conserva un classicismo riscontrabile nella veste, che richiama lo stile del XV° e XVI° secolo, seppure rivisitato in chiave futurista.

Il quadro ricorda la pala dipinta intorno alla metà del XV° secolo da Benozzo Gozzoli intitolata “ La Madonna della cintola”. Stessa veste, l’una più statica l’altra più dinamica, segno di un tempo che scorre inesorabilmente.

Tornando alla cantina Ballabio, non possiamo non riscontrare come nei decenni abbia accentuato la ferrea volontà del fondatore di produrre vino che potesse competere con le rinomate bottiglie nazionali ed internazionali.

Casteggio è una zona di ottimi vini, dove vengono prodotti vini bianchi e rossi di buon livello, ma ancora troppo poco celebrati e parzialmente sottovalutati. “Bonarda”(“Croatina”), “Pinot Nero”, “Uva Rara”, “Riesling italico”, “Chardonnay”, “Cortese”, “Pinot Grigio” sono i protagonisti di queste terre situate vicino a Pavia e poco distanti da Milano.

Ma si è voluto andare oltre. E’ infatti la produzione di spumanti che rende unica l’azienda Ballabio. Produrre uno spumante di qualità, che possa competere con quelli più conosciuti a livello internazionale, diviene una sfida difficile da pensare, figurarsi da vincere.

Champagne, Asti, Franciacorta, Trento, Valdobbiadene sono terroirs che hanno saputo abbinare grandi produzioni a un forte messaggio pubblicitario identitario. Il “Brut Farfalla” Ballabio è prodotto da uve “Pinot nero”, affina in bottiglia e racchiude in sé una freschezza, un’eleganza e un’armoniosità difficilmente riscontrabili in altre produzioni.

Come i futuristi e Gino Severini, questo spumante dell’Oltrepò pavese, premiato con tre bicchieri dal Gambero Rosso, è fresco e complesso. Il Futurismo non era altro che un inno alla modernità, alla tecnologia e al futuro: così lo Spumante Farfalla è certamente un vino proiettato verso il futuro, capace di anticipare i gusti delle generazioni future e prodotto grazie all’utilizzo delle nuove tecnologie.

L’unica differenza è la componente della tradizione, che in Ballabio, cantina con oltre 110 anni di storia, non può essere accantonata in un cassetto. E’ proprio questo connubio tra modernità e innovazione che permette a queste realtà agricole di medie dimensioni di ritagliarsi uno spazio nell’Olimpo dei vini.

Perché un mondo tecnologico, veloce, scattante, dovrebbe rinunciare a un breve momento di relax, dove gustare dell’ottimo vino? In fondo è proprio Gino Severini a ricordarci, con quella veste magnifica, che il bello esiste, è raro, forse effimero, e che è dovere di tutti alimentarlo e conservarlo con cura.

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