Magazine

Dal Passito dell’Elba alla meditazione introspettica

Aleatico

L’Aleatico incontra Simone Fareri.

Nella primavera del 1814 Napoleone Bonaparte, l’Imperatore della Francia, dovette abdicare a causa delle sconfitte militari, tra cui quella celeberrima di Lipsia. Le potenze vincitrici siglarono il Trattato di Fointanbleau e l’imperatore corso fu costretto all’esilio nell’isola d’Elba.

Il suo cuore triste, a causa della perdita del potere, venne in parte riscaldato dal calore degli isolani e da un vino tipico elbano, l’Aleatico. Questa tipologia di vitigno, probabilmente di origine greca, è attualmente diffuso in Toscana e nel sud Italia (Puglia e Campania), e si presenta di un colore rosso rubino, con alcune produzioni che possono assumere sfumature violacee.

E’ proprio nell’isola d’Elba che ritroviamo L’Aleatico passito dell’Elba D.O.C.G., vino ottenuto lasciando appassire al sole le uve per almeno una decina di giorni, al fine di ottenere un contenuto zuccherino minimo del 30%.

Il prodotto finale è stupefacente: un vino ricco di personalità, aromatico, potente, ottenuto dopo un affinamento in botti grandi di legno per circa 2/3 anni, ma che mantiene un’armonia ed una eleganza unica.

Inoltre questo passito naturale è caratterizzato da una bassa gradazione alcolica, intorno ai 13°, e necessita di una temperatura di servizio di 10°/14° centigradi, stranamente bassa per un vino di bacca rossa.

Ideale per accompagnare i formaggi erborinati quali Gorgonzola, Castelmagno o Roquefort, si degusta anche con la pasticceria secca e con i dolci del Natale. Si esalta come vino da meditazione.

Sorseggiando un pregiato bicchiere di Aleatico mi si è palesata l’opera “Punto interrogativo” – “?” dell’architetto e artista genovese Simone Fareri. La poetica di Fareri, classe 1970, pare mutata con lo scorrere del tempo, evolvendosi parallelamente alla sua vita.

Inizialmente si dedica alla rappresentazione di soggetti apparentemente semplici nell’estetica e leggeri nel tratto, senza mai però cadere nella banalità. Spicca nelle sue opere passate il sapiente, vivace e armonico uso del colore con cui delizia il pubblico, che mi ricorda l’esperienza del compianto milanese Emilio Tadini, maestro in questo campo e vero poeta del colore.

Approfondendo le opere di Fareri non possiamo non notare che i colori sgargianti mascherano interrogativi di difficile soluzione. Infatti i suoi omini paiono percorrere scale, ponti e vie che non conducono verso una meta certa, percorrendo una strada estranea all’autore stesso.

Nell’opera “Punto interrogativo” – “?” Fareri elimina completamente il colore. Il quadro rappresenta una figura (non si capisce se uomo o donna) di spalle rispetto al fruitore dell’opera, che scruta verso l’infinito.

La figura è seduta sull’unico scalino stabile dei quattro disegnati, ma appare in equilibrio instabile. La leggerezza delle linee dipinte è palpabile. Come i vignaioli elbani selezionano uno a uno i grappoli e gli acini durante l’appassimento al sole, così Fareri sembra eliminare dal quadro le linee in eccesso, lasciando solamente quelle strettamente necessarie alla comprensione dell’opera.

Dove ripone lo sguardo l’emblematico personaggio protagonista del quadro? Non lo sappiamo e neppure possiamo sapere se sia seduto su uno scoglio, perché no, a Portoferraio, con vista sull’immensità del mare o su una sparuta vetta alpina.

Le domande che turbano la mente e lacerano il cuore del personaggio sono però chiare: chi siamo? Verso quale futuro andiamo? Con il passare degli anni l’artista genovese sembra aver perso un po’ di certezze e di ottimismo, probabilmente la sua maturazione come uomo gli ha imposto un’ introspezione più approfondita che lo ha reso più cauto nel prospettare il futuro.

Traspare però, da una visione globale delle sue opere, la volontà ferrea di risolvere quegli interrogativi, ritrovando e riscoprendo un nuovo utilizzo del colore e il ritorno ad un arte maggiormente figurativa, mantenendo quella leggerezza nel tratto accompagnata da un approfondimento interiore più sereno e meno critico, accettando la fragilità intrinseca dell’essere uomo.

Magari sarà la meditazione addolcita da un delizioso bicchiere di Aleatico (uno solo, mi raccomando, ma di eccellente qualità, quale è quello tipico e genuino prodotto dall’azienda Acquabona, rinata alla fine degli anni ’50 ma di origine antica) sorseggiato lentamente su uno scoglio elbano con vista sul mare azzurro e incontaminato, con un filo di brezza tra i capelli, ad aiutarlo in questo viaggio, similare a quello di ognuno di noi, a svelargli la destinazione delle sue strade, dei suoi ponti, dei suoi sguardi verso l’infinito. In fondo qui ha ritrovato la pace, seppur per qualche mese, Napoleone Bonaparte!

Fareri imm

Commenti

Commenti

You Might Also Like