Enogastronomia

E’ arrivato l’autunno…tranquilli, c’è la castagna!

castagne

L’arrivo dell’autunno lascia spesso tutti sgomenti, si allontanano le calde giornate estive, si affievoliscono i dolci ricordi dei momenti passati a rilassarsi facendosi coccolare dalle onde del mare.

Mutano i colori, che si affievoliscono e virano maggiormente verso il grigio, il marrone, il giallino. Ma l’autunno non è solo una stagione introspettiva, un po’ triste, malinconica, é un periodo dell’anno che regala frutti che ricordano giornate passate in compagnia, di fronte a un focolare acceso, con una padella, magari “forata”, adatta a preparare “qualcosa” che dona un effluvio peculiare: le castagne!

Le castagne sono un frutto che iniziano a comparire sulle nostre tavole nel periodo dell’avvento dell’autunno, e possono essere cucinate in purezza (bollite o arrostite) oppure divenire l’ingrediente fondamentale di una prelibata pietanza.

Ognuno di noi ricorda quelle belle ore trascorse nel bosco in compagnia dei nonni, della mamma o del papà, a chinare la schiena per raccogliere le castagne, di quei gesti faticosi che venivano ripetuti in allegria e spensieratezza.

Le castagne, però, non sono soltanto buone, ma contengono molte vitamine (A, B, C), e sono composte per circa la metà  da acqua e in buona presenza da fibre, carboidrati, proteine e da grassi. Inoltre, donano un buon apporto calorico, sono ricche di minerali e aiutano il nostro sistema nervoso.

Una delle ricette più interessanti è quella del “castagnaccio” (qui presentato nelle versione ligure), dolce tipico del centro/nord Italia (dal Lazio al Veneto, passando da tutte le regioni e province tirreniche/liguri).

INGREDIENTI (semplici quanto intriganti):

PREPARAZIONE

Dopo aver setacciato la farina di castagne aggiungere l’acqua e amalgamare con una frusta. Successivamente, inserire gli altri ingredienti, partendo dai pinoli, che dovranno essere aggiunti interi nell’impasto. A questo punto, dopo qualche minuto, si aggiunge l’uvetta, ma solamente dopo averla lavata con minuzia e lasciata riposare qualche minuto nell’acqua, e il sale.

Dopo un paio d’ore basterà  prendere una teglia da dolci di circa 24 cm precedentemente oliata, posizionarci l’impasto in maniera omogenea (il castagnaccio avrà un’altezza di circa un cm e mezzo, massimo 2 cm), e cospargere qui e là  di pinoli e uvetta. Non preoccupatevi, siamo nella fase finale della preparazione, manca solo un filo d’olio, un po’ di rosmarino, e lasciare cuocere per 30/35 minuti a temperatura abbastanza elevata (circa 180/200 gradi se usate il forno statico). Malgrado tutto, la cottura del castagnaccio non segue regole ferree, ma deve essere monitorata e scoperta con l’occhio dell’esperto.

In altri regioni, come la toscana, vengono aggiunte anche le noci, in misura pressoché identica all’uvetta e ai pinoli.

Il gusto del castagnaccio dolce è particolarissimo, difficile, un po’ scorbutico, ma intrigante, differente, da provare, magari accompagnato con un gran vino dolce passito, uno “Sciacchetrà” delle Cinque terre per restare in Liguria, un “Vin santo” senese oppure un suadente “Recioto” della Valpolicella, di quelle bottiglie lasciate in cantina per le occasioni speciali. E se siete siciliani, un “Passito o un Moscato di Pantelleria” ne esalterà  il gusto.

E per i più pigri o per tutti coloro che non hanno dimestichezza con la cucina, un rimedio c’è: una rapida incisione alla castagna, una padella, un forno o il fuoco di un caminetto, venti minuti d’attesa. Qui il risultato sarà  estasiante, una caldarrosta dai profumi esaltanti, dal sapore unico, da accompagnare con vino rosso giovane, frizzante, leggero e da compagnia, da scegliere tra i “novelli” del proprio territorio!

Buon appetito a tutti!

Commenti

Commenti

You Might Also Like