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Giovanni Falcone e la sua “Colomba Bianca” simbolo di pace!

Falcone

Diffamato e disprezzato per aver smosso le acque di una “macchina mafiosa raffinata e articolata”, amato e lodato dopo il suo sacrificio.

Oggi, 23 Maggio 2017, decorre il 25° anniversario della strage di Capaci, dunque del famigerato assassinio di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e i tre agenti della scorta Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco Dicillo.

Vogliamo ricordare a gran voce questo terribile “assassinio“, ormai noto al mondo come “la strage di Capaci“, come sacrificio verso un ideale, da sempre fermamente sostenuto dallo stesso Falcone: il bene può vincere il male.

Quel giorno che noi siciliani e italiani, in generale, ricordiamo come uno squarcio nel tessuto sociale nazionale, sottolineava le gravi carenze, talvolta indotte, di uno stato ferito, in cui le organizzazioni mafiose riuscirono ad intercettare le falle su cui poter agire per affermare la “predominanza mafiosa”.

Quel tristissimo 23 Maggio del 1992 Giovanni Falcone tornava a Palermo per trascorrere il weekend, come era solito fare da buon “palermitano fermo“, partendo dall’aeroporto di Ciampino, esattamente alle 16:45, con un velivolo di servizio, atterra a Punta Raisi, l’aeroporto di Palermo, oggi ribattezzato appunto Falcone – Borsellino, circa 50 minuti dopo. Ad accoglierli un convoglio di tre auto della scorta, le tre Fiat Croma blindate, in particolare una marrone, una bianca e la terza di colore azzurro. Il giudice Falcone, a cui piaceva giuidare, sceso dall’aereo di servizio prese il posto dell’Autista Giudiziario Giuseppe Costanza, all’interno della Croma Bianca, al suo fianco la moglie Francesca Morvillo e dietro, appunto, l’autista Costanza accomodatosi nel sedile posteriore. A precedere la Croma bianca di Falcone, vi era la Croma marrone con i tre membri della scorta: Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco Dicillo, mentre in coda al convoglio seguiva la Croma azzurra con a bordo Paolo Capuzza, Gaspare Cervello e Angelo Corbo. Una volta prelevati il Giudice e la moglie le Croma blindate partono alla volta di Palermo. Le auto della scorta erano tenute sotto stretto controllo da Gioacchino La Barbera (mafioso), che seguì le auto fino a Capaci, mentre comunicava con Giovanni Brusca (mafioso), in quel momento appena sopra Capaci per monitorare il transito del convoglio sull’A29. Infatti, fu proprio questo personaggio mafioso di spicco ad azionare il detonatore, che fece saltare in aria il convoglio stesso, per mezzo di 500 chili di tritolo, posti in un canale di drennaggio appena sotto la carreggiata. Immediatamente, la Croma marrone venne travolta e sbalzata in un campo di ulivi a diversi metri di distanza, mentre la Croma bianca di Falcone riesce a rallentare e colpisce una muraglia di cemento ma viene travolta dai detriti generati dall’esplosione, si salva la Croma azzurra, chiudi fila del convoglio.

Falcone

Persero la vita i tre membri della scorta della Croma marrone (apri fila), che morirono sul colpo, Giovanni Falcone, morto in ospedale alle 19:05 e Francesca Morvillo, deceduta qualche ora più tardi (alle 22).

Questo terribile evento volle rappresentare per i personaggi mafiosi di spicco e gli occulti e le famiglie “più potenti” un messaggio: che la mafia poteva prevalere sullo Stato, isolando quegli eroi, che come Falcone, combattevano questa ignobile macchina criminale. Addirittura, quest’articolata e gigantesca organizzazione a delinquere divenne così radicata, persino a livello politico, da controllare i “movimenti politici”.

L’obiettivo dei leader delle organizzazioni criminali era proprio quello di creare “terra bruciata” attorno a chi lottava contro la mafia, limitandone il campo d’azione e le possibilità di avanzamento delle indagini, bloccando, addirittura, l’operatività di queste persone straordinarie, che con la loro vita ed il loro lavoro hanno mostrato al mondo che tali macchine criminali non sono “eterne”, possono essere sconfitte, non con il sacrificio dei singoli ma con il contributo coordinato e congiunto delle istituzioni preposte, è quanto affermava lo stesso Giudice Falcone.

Lui che, nonostante le impervie condizioni operative, che hanno più volte bloccato le sue indagini, è riuscito sulla scia di Rocco Chinnici a consolidare un modello investigativo, noto come “modello Falcone“, basato su dei criteri di investigazione efficienti e scarni di inutile burocrazia, che ha portato a snellire il lavoro degli investigatori del Pool Antimafia, ideato da Chinnici e ottimizzato da Falcone, con il costante contributo dei colleghi Magistrati, come: Borsellino, Giuseppe di Lello e Leonardo Guarnotta.

Questo team di menti brillanti si basava su una concezione investigativa non convenzionale ma efficacissima, ovvero quella che venne definita “visione d’insieme“, in cui i membri del Pool condividevano le informazioni e ciascuno di essi con le proprie competenze congiunte riuscirono a creare uno “scenario mafioso” quasi sovrapponibile a quello reale, ovvero riuscirono a capire e conoscere i meccanismi e le dinamiche mafiose della peggior macchina criminale italiana, “Cosa Nostra“.

Tale condizione, se da un lato portò all’attenzione degli italiani e del mondo il mero “funzionamento” delle orginizzazioni criminali, dall’altro determinò la morte di Chinnici, Falcone e Borsellino.

Il motivo è presto detto: si avvicinarono troppo ed entrarono con le loro competenze e i loro studi delle “carte” quasi nel merito del “sistema mafioso“, intercettando le criticità. Falcone riteneva, infatti, che il modo più efficace per indagare un’organizzazione criminale era proprio quello di studiare i movimenti bancari.

Oggi Giovanni Falcone è un simbolo, un simbolo della lotta alla mafia. Voleva consegnare la Sicilia ai siciliani onesti!

Siciliani, Italiani e non, che oggi lo ricordano con ammirazione, stima e approvazione per un grande eroe, ritenuto scomodo da molti prima del suo assassinio nella strage di Capaci.

Falcone simbolo di pace sin dalla sua nascita, quando una colomba bianca entrò dalla finestra, come raccontano i familiari, e da allora divenne il suo simbolo di riferimento.

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