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“Historiae” del Taurasi. Da Tito Livio ai Giorni d’oggi. (Parte 2)

Il “Taurasi”

Il Taurasi D.O.C.G. è un vino prodotto nel comune di Taurasi e limitrofi, tutti esclusivamente in provincia di Avellino, e la sua produzione è regolata da un Disciplinare che è stato modificato con il DM 30/11/2011. E’ formato almeno dall’85% di Aglianico e per il restante da vitigni di bacca rossa non aromatici. Ovviamente i vigneti devono essere insediati sulle zone collinari ed è vietata ogni pratica di forzatura.

Le operazioni di vinificazione e l’invecchiamento obbligatorio debbono essere svolti all’interno della provincia di Avellino, utilizzando i metodi tradizionali. Il Taurasi D.O.C.G. deve essere sottoposto ad un invecchiamento di almeno tre anni di cui almeno 1 in botti di legno, mentre la qualità “Riserva” deve esser sottoposta a ben 4 anni di invecchiamento di cui almeno 18 mesi nelle botti di legno.

Il vino, una volta raggiunte le nostre tavole imbandite a festa, si presenta di un colore rosso rubino intenso tendente al granato, di un odore caratteristico, etereo gradevole più o meno intenso, di un sapore asciutto, pieno, armonico equilibrato, con retrogusto persistente.

Il “Taurasi” è un vino molto pregiato e spesso ha un prezzo correlato alla propria importanza. Tuttavia vale la pena degustare alcune produzioni che giungono a qualità straordinarie. La storica Cantina Mastroberardino, attiva fin dal 1878, è un fulgido esempio di come l’amore per il territorio, la passione e la cura nella coltivazione della vite nel rispetto della natura e dell’ambiente circostante, possa sfociare nella produzione di vini eccellenti e di grande qualità (tra cui il loro Taurasi Radici) come dimostrano i vari riconoscimenti nazionali ed internazionali ricevuti oltre ai vari attestati di stima.

Paul Gauguin. L’arte incontra il vino.

Assaporando un bicchiere di Taurasi mi sovviene Paul Gauguin. Il pittore transalpino, nato a Parigi a metà del XIX secolo, è un grande protagonista del suo periodo. All’inizio della sua carriera dipinse seguendo la scuola impressionista: e non sarebbe potuto essere altrimenti per un parigino che ha vissuto la propria giovinezza negli anni sessanta e settanta del milleottocento.

In effetti i quadri di C. Monet, di P-A Renoir, di E. Degas, di G. De Nittis, venivano, giorno dopo giorno, sempre più apprezzati. In fondo la società elitaria francese dell’epoca, evolutissima nei gusti e fine nella cultura, aveva già mutato i propri convincimenti riguardo all’arte.

Il “Realismo” aveva spostato il tema della rappresentazione dai soggetti classici (religiosi e non) al racconto di scene di vita quotidiana. L’ideologia presente nella cultura degli artisti del Realismo e nelle loro opere svanì nell’Impressionismo.

Fu proprio una visone del mondo scevra di contenuti di denuncia politico-sociale e forse un po’ edulcorata, e la volontà di ferrea di dipingere le delicate, deliziose e vellutate scene della società borghese a guidare il pennello degli impressionisti. Il bello tornava ad essere il soggetto preferito dagli autori transalpini.

Ma non solo. Fu l’uso del colore a rendere unica questa corrente pittorica, che aprì la strada alla maggior parte delle avanguardie del xx secolo. Paul Gauguin, verrà definito come un post-impressionista.

In realtà esprime una sintesi delle principali correnti artistiche dell’epoca. Sia chiaro: non un semplice riassunto ottenuto scopiazzando qua e là, ma un contributo originale che creò un nuovo metodo pittorico che lo porterà, opera dopo opera, ad astrarre i propri disegni utilizzando magistralmente il colore. Anche i soggetti mutano.

Infatti dopo il suo trasferimento nelle isole pacifiche inizierà a ritrarre soggetti esotici, semplificando lo stile e quasi annullando lo studio prospettico. Probabilmente voleva rappresentare lo stile di vita delle popolazioni indigene pacifiche, improntato sulla semplicità e sulla felicità, non più ricercata come Siddharta, ma trovata.

Tuttavia la sua voglia di oriente caratterizza la sua poetica fin dagli inizi. Possiamo asserire, senza possibilità di smentita, che l’opera di Gauguin fu propedeutica alla diffusione del nuovo gusto dell’”Art Nouveau”, così in voga durante la “Belle Epoque”. Fiori, ricami in stile giapponese, donne esotiche: l’oriente muta il gusto dei borghesi europei.

Paul Gauguin è stato un grandissimo dell’arte contemporanea. Non a caso “Qatar Museums” ha deciso di investire circa 300 milioni di dollari americani per acquisire nel 2015 da una fondazione svizzera ed inserire nella propria collezione il quadro “Nafea Faa Ipoo” (Quando mi sposerai?), che è entrato nell’Olimpo dei quadri più pagati al mondo.

Qualcuno si chiederà quale è il nesso con il vino Taurasi. Il Taurasi è un vino rosso speciale, elegante, potente, dalle mille sfacettature, con sentori di spezie e di tabacco, che appaga sorso dopo sorso il fine degustatore, come le persone ritratte nei quadri di Gauguin.

Inoltre il pittore parigino ha avuto una vita travagliata, un po’ come il Taurasi, che ha trovato il suo giusto collocamento nel contesto internazionale solo negli ultimi decenni del secolo. Infine, chiosando, vi consiglio di servire un Taurasi D.O.C. alla prima occasione utile, durante una ricorrenza o una festa, al fine di stupire i vostri invitati ma soprattutto voi stessi.

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