Rubrica Agroalimentare

Il Marocco si fa strada nell’UE, l’Ortofrutticolo italiano perde “terreno”

Marocco

Ancora una volta lo ribadiamo e lo sottolineiamo: diamo più spazio ai prodotti ortofrutticoli italiani, più sicuri, sani e buoni.

L’Ortofrutticolo made in Italy è uno dei primi rami dell’agroalimentare nazionale, addirittura il quinto sottocomparto, che nel 2015 ha fatto registrare un tasso di crescita dell’export davvero rilevante, pari a +11% rispetto al 2014. Purtroppo, però, il 2016 è stato un anno di “mezzo”, sia per i disagi e i danni provocati alle coltivazioni dalle repentine fluttuazioni climatiche estreme, sia per gli effetti devastanti indotti dalla lunga sequenza di scosse di terremoto, che hanno avuto seguito dal secondo semestre del 2016.

Questo scenario transitorio, in ambito ortofrutticolo, lascia spazio, a causa dei volumi di export che l’Italia non è riuscita a soddisfare, ai prodotti ortofrutticoli provenienti dal Marocco, per lo più in drastica espansione nell’Area Euro, dove paesi come la Spagna e la Francia rappresentano i principali importatori di prodotti dell’Ortofrutta marocchino.

I principali ortaggi richiesti dai primi due importatori sono: pomodori, fagiolini e fagioli, zucchine, peperoni e peperoncino, prodotti che, a causa della “liberalizzazione” dei flussi di prodotti extraUE, influiscono sui volumi di export dell’ortofrutta europeo, facendo perdere terreno ai principali paesi produttori della Comunità Europea, tra cui l’Italia.

In particolare, i volumi di export del pomodoro marocchino verso la Zona Euro hanno subito una forte crescita, al punto tale che la produzione di pomodoro del Marocco non riesce a soddisfare la domanda dei paesi Europei.

Il Marocco è, inoltre, il più grande esportatore di peperoni, i cui volumi, nel quadriennio 2004-2008, sono addirittura raddoppiati, passando da ca 25 a 50 mila tonnellate, anch’essi diretti verso i paesi europei.

Questa condizione determina ingenti danni per l’economia del mercato ortofrutticolo europeo, specialmente per quello italiano, in primis per il mancato introito provocato dalla perdita di un’ampia fetta di mercato, appunto quello europeo, dove l’Italia nel 2015 ha fatto segnare alti indici di crescita, in secondo luogo l’ortofrutticolo del nostro paese deve scontrarsi con i prezzi bassi posti in essere dai produttori marocchini, fattore non indifferente se pensiamo che la pressione fiscale e le tasse imposte ai produttori degli ortaggi made in Italy sono tali da obbligare chi produce ad applicare prezzi talvolta più alti rispetto ai competitors marocchini, specializzati, per lo più, sulle produzioni in larga scala, dunque su un concetto di economia di scala, che ne “smorza” il prezzo alla vendita.

Dunque, se da un lato alcuni fattori, come il clima ed i terremoti, hanno influito sui volumi di export dell’ortofrutta italiano, esistono “fattori istituzionali” che determinano delle perdite ingenti per il comparto strategico degli ortaggi.

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