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La truffa dell’olio extravergine d’oliva, come fare a pezzi il made in Italy

olio d'oliva

Il cibo è il motore della vita. Talvolta è un mezzo per “truffare” il consumatore fedele ad un brand consolidato, itraendo in inganno mediante l’applicazione di etichette che forniscono indicazioni diverse, esaltandone le “false” peculiarità intrinseche del prodotto rispetto alle caratteristiche effettive.

E’ il caso di sette grandi produttori di Olio Extravergine d’Oliva, in parte fornitori di prodotto per i marchi interni della GDO, accusati per frode in commercio ai danni del consumatore. Le aziende coinvolte sono: Carapelli, Santa Sabina, Coricelli, Bertolli Gentile, Sasso, Prima donna (fornitore Lidl) e Antica Badia (fornitore Eurospin).

L’indagine ha preso il via nel maggio scorso, quando una rivista specializzata pubblica gli esiti dei Test campione, da cui sono emerse delle discrepanze. L’analisi ha evidenziato come su venti aziende, sette hanno dichiarato caratteristiche organolettiche “false”, attestando le peculiarità dell’Extravergine ad un olio Vergine.

Le analisi affidate al Nucleo AntiSofisticazioni del corpo dei Carabinieri dal procuratore aggiunto Raffaele Guarriniello hanno dimostrato che l’olio vergine veniva spacciato per extravergine, le cui caratteristiche qualitative sono inferiori, a danno dei consumatori, che spendono il 30% rispetto all’effettivo valore di mercato.

Su disposizione del Procuratore Guarriniello, l’analisi organolettica del Panel test (colore, dimensione, sapore, odore e tessitura) e l’analisi chimica (composti e acidità) sono state ripetute due volte per accertarne la non conformità in relazione alle normative Europee. Le normative comunitarie stabiliscono le proprietà e le caratteristiche dell’olio.

La percentuale di acidità è un fattore cardine nella classificazione dell’Olio d’Oliva. Questo fattore deve essere inferiore allo 0,8% per l’extravergine e compreso tra 0,9-2% per il vergine. Quanto accaduto ha provocato un danno d’immagine e di prestigio a scapito del comparto olivicolo dell’ Agroalimentare Italiano.

L’indagine sulla truffa dell’olio d’oliva ha preso il via mediante l’intervento della procura di Torino, in seguito agli accertamenti di un mensile dei consumatori (Il Test) che ha indagato sul presunto olio extra vergine. Il dubbio è scaturito dal fatto che la produzione dell’anno 2014 ha subito una forte contrazione a fronte di un aumento delle importazioni di olio da altri paesi del 38% rispetto al 2013, equivalente a 666.000 tonnellate, miscelando dunque olio Italiano ed estero, “spacciato” come prodotto made in Italy.

Proprio lo scorso anno il comparto olivicolo ha fatto registrare un calo importante della produzione, che per l’Italia, secondo produttore mondiale dopo la Spagna, implica un danno ingente. Nel 2014 la Puglia, prima regione produttrice di olio d’oliva, ha registrato un volume di produzione di 116.000 tonnellate, inferiore al 2013.

L’olivicolo è un comparto strategico del Made in Italy, il cui fatturato stimato ammonta a 2 miliardi di Euro (dati Coldiretti), e in quanto tale deve essere salvaguardato e protetto da potenziali illeciti. E’ importante sottolineare che la “truffa dell’olio d’oliva” non ha ripercussioni sulla salute dei consumatori, semmai è un problema di etica professionale.

La sfida futura per il settore olivicolo consiste nel ridurre il gap tra Italia e Spagna, nel rispetto delle normative vigenti e dei criteri di liceità.

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