Rubrica Agroalimentare

L’Agroalimentare Italiano esce dalla crisi a testa alta, ma c’è ancora molto da fare…

Agroalimentare

L’Agroalimentare italiano è uno dei settori di punta dell’economia del Bel Paese, ed è tra quei comparti che negli ultimi anni hanno fatto registrare valori di Export davvero interessanti. Infatti, rappresenta una grande risorsa e un’opportunità per il ramo economico – sociale del Paese, e sono i numeri a confermare l’enorme potenziale del comparto Food&Beverage made in Italy, ossia: 61 miliardi di valore aggiunto, circa 1,4 milioni di impiegati che operano nel settore a vari livelli, 1 milione di aziende produttrici fino alle imprese di ristorazione, ben 41 miliardi di Euro di Export, circa 4 miliardi in più rispetto al 2014 – 2015.

Questi valori emergono dalle analisi del Rapporto sulla Competitività dell’Agroalimentare Italiano, presentato dall’ISMEA (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare), in presenza dei massimi esponenti ed Istituzioni del settore Agroalimentare, quali: il Ministro delle Politiche Agricole Alimentari Forestali e del Turismo Gian Marco Centinaio, Roberto Moncalvo Presidente di Coldiretti, Dino Scanavino Presidente del CIA – Agricoltori Italiani, Luigi Scordamaglia Presidente di Federalimentare, L’Onorevole Filippo Gallinella Presidente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati ed Enrico Corali Presidente di ISMEA.

Sono proprio i massimi esponenti dell’Agroalimentare a confermare che – come sostiene Raffaele BorrielloDirettore Generale di ISMEA, l’Italia esce dalla crisi, durata un decennio, a testa alta, con risultati eccellenti, che fanno emergere l’enorme potenziale del comparto, la grande tenuta economico – sociale e la capacità di cavalcare l’onda della ripresa e della crescita. L’Italia e il suo pregiato comparto agroalimentare lancia degli input positivi, dati dalla crescita della produttività del lavoro, dagli investimenti delle imprese, dalla straordinaria ricerca della qualità, dalla capacità di adattarsi ai trend e di convertire l’assetto agricolo o produttivo, dall’attitudine di esaltare l’eccellenza tradizionale autoctona, dalla flessibilità che permette ai produttori di seguire le tendenze dei mercati, come per il ramo Biologico. Ancora, il settore Agroalimentare riesce a custodire il suo fiore all’occhiello, ovvero il brand Made in Italy che rappresenta una vera e propria Icona e simbolo dell’Italianità all’estero, e ciò ha contribuito alla crescita dell’Export, aprendo le porte a nuovi importanti canali e mercati di riferimento strategici, per il futuro dell’economia italiana.

Ovviamente, l’Agroalimentare presenta delle criticità e c’è ancora molto da fare, infatti sebbene l’Export segna tassi di crecita consistenti, purtroppo nell’ambito della Comunità Europea presenta un notevole distacco dai “Big“, come: Francia, Germania e Spagna. Il motivo è presto detto, le PMI dell’Agroalimentare italiano presentano delle criticità sotto l’aspetto struturale dell’azienda, della produttivita, dell’efficienza e della scarsa adattabilità ai nuovi assetti tecnologici, tuttociò determina una forte cristallizzazione del settore.

Tuttavia, come sottolineato dal Ministro Gian Marco Centinaio, questo rapporto del 2018 redatto dall’ISMEA rappresenta un documento importante, che fa emergere lo stato di salute dell’economia del settore Agri-Food, in tutte le sue sfaccettature; ponendo in evidenta le carenze e i punti di debolezza del settore, su cui lavorare in futuro, per rafforzare la struttura economica e l’assetto del comparto.

Pertanto, il rapporto redatto da ISMEA – conferma Gian Marco Centinaio –  sottolinea anche i punti di forza dell’Agroalimentare tricolore, che potrebbero dar seguito ad importanti opportunità di crescita e sviluppo degli assetti produttivi, delle aziende e del settore, più in generale, anche grazie all’alta qualità intrinseca dei prodotti italiani, alla passione e alla dedizione dei produttori artigianali, che continuano a produrre eccellenza e a custodire la storia, la tradizione e la cultura gastronomica; l’amore per il territorio e per l’autenticità delle materie prime.

Bisogno fare squadra, ed è ciò che manca al Paese, e creare delle importanti sinergie, creando il “Sistema Italia“, diventando così più forti e competitivi.

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