Beverage

Le “bollicine” per le feste? Nessun dubbio: scelgo Broglia Roverello D.O.C.G. (parte 1)

Spumante

Da qualche giorno siamo tutti immersi nella magia delle feste natalizie, che portano affetto, calore, doni e tanto tanto cibo. Quindi è obbligo essere preparati rispetto ad una scelta importante: quale spumante aprire?

Da P. Pérignon al Dom Pérignon

Per arrivare all’appuntamento con il vino giusto occorre innanzitutto fare un piccolo passo indietro, nel XVII secolo d.C., quando il monaco, seguace della regola benedettina, Pierre Pérignon inventò lo Champagne.

In realtà non sappiamo dove finisca la storia e dove inizi la leggenda, ma è certo che vivesse nell’abbazia di Saint-Pierre d’Hautvillers, nella regione Champagne-Ardenne.

Qui, ancora oggi, viene prodotto il miglior “vino con le bollicine” al mondo, malgrado altre zone, Italia e Nuova Zelanda in primis, stiano facendo grandi passi avanti, fino quasi a lambire questo primato.

Lo Champagne è prodotto con il metodo champenoise (comunemente detto classico) e proviene da uve Pinot nero, Pinot Meunier e Chardonnay.

La città francese di Reims, nella regione Champagne, è la vera protagonista della zona. Ivi infatti trovano sede le più grandi maisons, da Mumm a Veuve Cliquot Ponsardin, da Krug a Taittinger, da Ruinart a Louis Roeder, solo per citare i più conosciuti al grande pubblico.

Dallo Champagne allo Spumante italiano

Lo Spumante italiano è temporalmente più recente rispetto alla tradizione transalpina ed è caratterizzata da due tipologie di metodi di produzione: il metodo Classico e quello Martinotti, inventato dallo studioso villanovese nel 1895 e ripreso e brevettato dal francese Charmat nel 1910.

Questo procedimento prevede una seconda fermentazione in autoclave ed è particolarmente adatto per tutti quei vitigni caratterizzati da una maggiore aromaticità.

Semplice nella lavorazione, permette tempi più brevi rispetto a quello classico e prezzi nettamente inferiori.

Le diverse tipologie di Champagne/Spumante

    • Dosaggio zero/Pas dosé: è quello più secco, amaro nel gusto, per veri intenditori
    • Extra Brut: ha un residuo zuccherino inferiore a 3 g/l, dona sensazioni genuine
    • Brut: <3 g/l <6, è quello comunemente consumato sulle tavole italiane e mondiali
    • Extra Dry: <12 g/l <17, si inizia a sentire una nota più dolce
    • Dry o Sec: <17 g/l <50 dal gusto un poco dolce
  • Demi sec o dolce: > 50 g/l qui il dolce esce fuori in tutta la sue essenza

   

Le zone produttive italiane:

L’Italia sta divenendo, anno dopo anno, un paese leader per le “bollicine”, fino quasi ad incalzare i più rinomati francesi.

Per quanto concerne il metodo Classico dobbiamo inizialmente ricordare la zona della Franciacorta, nome che, badate bene, non deriva da un richiamo alla Francia, ma da essere una zona franca medievale, esente dalle tasse e dalle gabelle.

Fu Guido Berlucchi, con la collaborazione del grande enologo Franco Ziliani, a introdurre lo spumante metodo Classico nelle fecondi valli tra Brescia e il Lago d’Iseo.

Il risultato era ed è tuttora entusiasmante. Sempre in Lombardia, nella zona di Casteggio, possiamo acquistare ottimo spumante, ad un prezzo abbordabile.

Un’altra zona ottima per lo spumante metodo Classico è quella vicina a Trento, che gode di paesaggi unici e incantevoli.

Per quanto riguarda il metodo Martinotti-Charmat possiamo ricordare le produzioni della zona, dove nacque la nuova metodologia, intorno ad Asti e a Canelli, la zona intorno a Gavi (vitigno cortese, metodo classico e non) e il Veneto (la Valdobbiadene), dove viene prodotto uno degli spumanti più esportati all’estero: il Prosecco.

Nel centro e nel meridione d’Italia troviamo eccellenze in Toscana, Marche, Campania e Puglia, tutte da scoprire.

Infine non posso non citare, lo spumante ‘Abissi’ della cantina Bisson (uve: Vermentino, Bianchetta e Pigato), che viene affinato adagiato nel limpido mar Ligure, nell’area marina vicino a Portofino, a quasi 60 metri di profondità e per circa 18 mesi.

 

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