Enogastronomia

Le “Tre grazie” dell’Umbria: natura, cultura e tanto buon vino

Umbria

L’Italia è un paese che unisce le bellezze paesaggistiche a quelle artistiche ed architettoniche, create dagli uomini nei secoli passati e presenti. L’Umbria, una delle più piccole regioni, non esula da questa considerazione, anzi.

Città storiche come Perugia, con la cattedrale di San Lorenzo e la Fontana Maggiore; Assisi, con l’affascinante basilica ricca di affreschi e spiritualità; Gubbio e la sua piazza grande; per poi procedere con Orvieto, Spoleto, Foligno, si uniscono ad una campagna incontaminata, in cui spiccano vigne, uliveti e boschi dove si cercano e si trovano i pregiati tartufi di Norcia.

L’Umbria è una regione che storicamente ha basato la propria economia sul settore primario: allevamento di bestiame, agricoltura, pastorizia, coltura della vite e dell’ulivo, etc.. Questa attitudine popolare ha delineato e continua a caratterizzare la cucina tipica del luogo.

Partendo dall’antipasto, come in una cena succulenta, possiamo ricordare gli insaccati quale il salume (si pensi a quello eccelso di Norcia), il prosciutto, il capocollo, per poi giungere sino ai formaggi di pecora o di capra.

I primi piatti sono anch’essi ancorati alla cultura contadina, ma possono assumere varianti élitarie quale gli “strangozzi al tartufo di Norcia”, una pasta dal formato lungo che ricorda le tagliatelle, pur non avendo nell’impasto le uova, servita con il tartufo grattugiato, l’olio e uno spicchio d’aglio.

Infine, oltre ai secondi a base di agnello, alla porchetta e alle salsicce è doveroso ricordare come l’Umbria rimanga una delle poche regioni italiane (insieme al Piemonte, alla Toscana e alle Marche) in cui viene cucinato, con deliziosi risultati, il piccione selvatico (o allevato), sia nella versione ripiena con salsiccia, prosciutto crudo, formaggio grana e sapori, tipica della zona del capoluogo, sia “alla ghiotta”, modalità in cui il volatile viene arrostito allo spiedo ed accompagnato con una salsa creata ad hoc.

In fondo anche questa tradizione culinaria denota l’intimo rapporto tra la regione e il Medioevo, periodo storico nel quale i piccioni venivano allevati nelle torri dei castelli per divenire veicoli di messaggi ovvero venivano cacciati dai contadini attraverso il metodo della fava legata ad un filo e posizionata sul suolo.

Proprio nei pressi del capoluogo Perugia sorge, da secoli, il delizioso borgo medievale di Torgiano, spesso considerato tra i più belli della nostra penisola. Qui ha sede la cantina Lungarotti, una delle aziende agricole più importanti del centro Italia, che unisce il culto del vino a quello dell’olio, tanto da dedicare un museo ad entrambi i prodotti.

La cantina è stata creata più di 50 anni fa grazie a un’intuizione del fondatore Giorgio, che ha avuto la lungimiranza di unire la tradizione e la laboriosità contadina all’arte e alla conseguente accoglienza dei visitatori e dei turisti nel resort Le tre Vaselle” e nell’agriturismo “Poggio delle vigne”.

Arte non solo riscontrabile nel paesaggio circostante, ma espressa nella filosofia aziendale, che si fonda sulla ricerca pertinace di una alta qualità delle produzioni e della conseguente ricerca di un miglioramento continuo. Un esempio è certamente il vino “Rubesco Riserva – Vigna Monticchio” della tenuta di Torgiano, gran cru della cantina Lungarotti.

Vino dal colore rosso rubino, adatto alle grandi occasioni, ma tuttavia accessibile ai più, proviene da uve del vitigno “Sangiovese” vinificate in purezza. Al naso si presenta elegante, complesso e speziato mentre al palato è intrigante, seducente e tutto da scoprire. Sorseggiandolo ho subito pensato al pittore e architetto urbinate Raffaello Sanzio, marchigiano di nascita ma umbro di formazione artistica.

La sua opera “Tre grazie”, olio su tavola del 1504 di ridotte dimensioni (solo 17 cm x 17 cm), è espressione del più elevato concetto di armonia e di equilibrio. La delicatezza con la quale vengono ritratte le tre grazie senza veli non nasconde del tutto una velata nota intrigante, quasi suadente, perché no, speziata.

In fondo il soggetto deriva dalla mitologia greca, successivamente ripresa dai Romani, e rappresenta l’amor gentile e virtuoso, raffigurato dallo splendore, dalla gioia e dalla prosperità, che ognuno di noi ricerca e trova nella persona amata.

Come il Rubesco Riserva – Vigna Monticchio – che, oltre ad un equilibrio e una raffinatezza conclamata, regala sentori stuzzicanti di spezie. Inoltre il piccolo quadro di Raffaello Sanzio è chiaramente un’opera istintiva, genuina, come un vero vino dell’Umbria.

Giunti a questo punto non vi resta che chiudere gli occhi e di immaginare per un attimo di trovarvi nel Wine Resort di Torgiano, coccolati, rilassati e immersi in un’atmosfera medievale e agreste, lontana dalle preoccupazioni e dagli impegni quotidiani, con la mente impegnata in un dolce viaggio tra arte, musica e cultura.

Per il sogno perfetto però manca qualcosa: un buon bicchiere di vino della cantina Lungarotti, da sorseggiare e da godere lentamente. Sì, l’Eden esiste ed è a portata di mano..basta prenotare..

 

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