Enogastronomia

L’Italia riscopre gli antichi sapori del Carnevale

Il carnevale è una festa di origine contadina, fatta di maschere, carri e sfilate.

Questa festa segna la transizione tra la stagione invernale e quella primaverile e la semina dei campi.

Il Carnevale è una festa divenuta parte del folklore locale e della tradizione nazionale, che rievoca la storia, il saper fare e la cultura contadina, secondo la quale, il Carnevale era un momento di condivisione per consumare le materie prime ricavate dalle terre e non conservabili, organizzando dei banchetti prima del digiuno quaresimale.

Il Carnevale è una festa piuttosto apprezzata, poiché rappresenta un ritorno alle antiche tradizioni e un’occasione per “rispolverare” antiche ricette casalinghe, spesso rivisitate o elaborate e adattate al contesto storico attuale.

Nel 2016 – stima Coldiretti – sono stati consumati ben 12 mila tonnellate di dolci della tradizione carnevalesca, ed è stata questa la ragione per cui Coldiretti ha stilato una mappa regionale delle specialità, sottolineando l’importanza di preservare e promuovere la cultura culinaria “carnevalesca”.

In Italia sono migliaia le pasticcerie ed i forni che producono specialità tipiche del Carnevale, tuttavia – ricorda Coldiretti – sono tante le persone che si cimentano nella preparazione casalinga delle ricette, come fosse un ritorno alle antiche tradizioni contadine.

I motivi che hanno indotto questo fenomeno sono diversi, sicuramente la voglia di esaltare, promuovere e preservare il nostro tesoro enogastronomico, la possibilità di risparmiare nella preparazione della specialità carnevalesca – come sostiene Coldiretti – con una spesa media in matterie prime e per chilo di prodotto finito pari a 5 Euro, inoltre la preparazione casalinga restituisce una contrazione dei costi e dei consumi energetici, a favore dell’Ecosostenibilità.

Questi due fattori associati al piacere di esprimere la propria creatività in cucina, ha incentivato la produzione di dolci tipici del periodo di Carnevale.

Coldiretti ha dimostrato che gran parte delle specialità dolciarie carnevalesche condividono le stesse materie prime, quali: farina, burro, miele, zucchero e uova, tipiche della tradizione contadina e considerate genuine.

Pertanto, l’acquisto dei medesimi prodotti per chilo presso un centro gastronomico, sia esso un forno o una pasticceria, determina un costo nettamente superiore, che oscilla tra i 15 e i 30 Euro.

La preparazione casalinga è più sicura e le materie prime più fresche, spesso acquistate direttamente da agricoltori e produttori locali, come garanzia di sicurezza alimentare e qualità intrinseca dei prodotti, con un risultato finale che non ha nulla a che vedere con i prodotti industriali.

Inoltre emerge sempre più l’inversione di tendenza, per cui gli adolescenti stanno riscoprendo l’orgoglio ed il piacere di mostrare, sia a scuola che in altre occasioni, le abilità culinarie delle proprie mamme o dei papà, che si cimentano nella preparazione di specialità gastronomiche genuine e con alti valori nutrizionali, moderando gli effetti negativi sulla dieta e sulla salute dei consumatori, soprattutto per i più piccoli.

Coldiretti ha presentato una mappa delle specialità gastronomiche del Carnevale per ogni regione d’Italia, se ne consiglia la lettura.

ABRUZZO: cicerchiata, gnocchetti grandi come ceci, fritti, guarniti con zucchero caramellato e miele, decorati con i canditi e confettini;

BASILICATA: chiacchiere, nastri di pasta dolce fritti e spolverati di zucchero a velo, torta da sanguinaccio, taralli al naspro, zucchero caramellato;

CALABRIA: pignolata, piccole sfere di pasta dolce, fritte in olio di oliva e unite tra di loro con del miele e chiacchiere;

CAMPANIA: struffoli, bastoncini con zucchero, miele e frutta candita, fritti e con confettini colorati, zeppole e sanguinaccio, crostata con sangue di maiale e cioccolato;

EMILIA ROMAGNA: sfrappole e lasagnette, tagliatelle dolci fritte bagnate con succo di arancia e cosparse di zucchero a velo;

FRIULI VENEZIA GIULIA: crostoli, le frittelle e – segnala la Coldiretti – le castagnole;

LAZIO: frappe fritte o al forno e castagnole, palline di pasta fritta farcite con ricotta o crema pasticciera;

LIGURIA: bugie, nastri di pasta dolce, fritti e spolverati di zucchero a velo;

LOMBARDIA: tortelli, dolci fritti cosparsi di zucchero e cannella o farciti con crema o con uvetta;

MARCHE: scroccafusi, palline di pasta con cannella e scorza di limone prima lessate in acqua bollente e poi fritte, spolverati di zucchero e bagnati con alchermes;

MOLISE: scorpelle, dolcetti ricoperti di miele e Struffoli;

PIEMONTE: bugie, rombi o nastri fritti;

PUGLIA: chiacchiere e frittelle;

SARDEGNA: brugnolus, a base di farina, uova e purea di patate, fritti e avvolti nello zucchero e orillettas, listarelle di pasta intrecciate, fritte e ricoperte di miele;

SICILIA: pignolata, dolce metà bianco e metà nero composto – precisa la Coldiretti – da pezzettini di pasta fritti e ricoperti da glassa al limone o cioccolata e ravioli fritti con crema o ricotta;

TOSCANA: berlingozzi, ciambelle e cenci, nastri di sfoglia fritti;

TRENTINO A.A.: grostoi, nastri di pasta dolce, fritti e spolverati di zucchero a velo:

UMBRIA: frappe e struffoli, bastoncini con zucchero, miele, frutta candita; fritti e guarniti con confettini colorati;

VALLE D’AOSTA: bugie, tortelli con uva sultanina ammorbidita nel rum e ricoperti di zucchero e – continua la Coldiretti –  panzerotti alla marmellata;

VENETO: galani, strisce quadrate o rettangolari fritte, frittelle e castagnole, bocconcini fritti.

Commenti

Commenti

You Might Also Like