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“Magliocco canino”? Ecco un vitigno che non dimenticherete facilmente!

vino

Il termine “Magliocco canino” risulterà probabilmente sconosciuto a buona parte dei lettori, soprattutto a quelli provenienti dal settentrione d’Italia.

Non siamo dinanzi a una razza canina, ma a una varietà di uva molto comune nell’area tirrenica della regione della Calabria, che dona un grappolo di buone dimensioni ma con un acino abbastanza piccolo, e da cui deriva un vino rosso sorprendente e di alta qualità.

Poco distante da Vibo Valentia, a Badia di Nicotera, ha sede una delle più antiche aziende locali, la storica “Casa Comerci”, fondata verso la fine del XIX secolo da Francesco, antenato dell’attuale famiglia che gestisce tuttora la vigna.

La passione per la propria terra, il rispetto delle tradizioni e la volontà della ricerca dell’innovazione, sono i valori che guidano l’azione della famiglia Comerci, che non si ferma alla sola produzione del vino ma si completa con l’amore e la cura dei propri uliveti e alla spremitura delle olive, che donano un ottimo olio.

Quest’anno la casa Comerci è stata presente alla manifestazione Vinitaly, nello stand “Calabria”, con la volontà di mostrare a tutti gli intenditori e agli appassionati il loro Magliocco Canino autoctono e biologico, di cui possono vantare di essere il primo e unico produttore al mondo.

In effetti il loro Libici rosso I.G.P.” è un vino prodotto da questa tipologia di uva e che viene tuttora vendemmiata a mano dagli esperti contadini locali, con una resa non elevata di soli 75/80 quintali ad ettaro, che permette dunque di preservare un’ottima qualità finale di output.

Ivi vengono prodotte ogni anno circa 18.000 bottiglie di questo vino, che vengono immesse nel mercato solo trascorso il tempo necessario per ottenere quei risultati qualitativi tali da soddisfare i palati fini della famiglia Comerci.

Il risultato è fantastico: un vino di bacca rossa di un bel colore granato, di buona struttura e dotato di un tannino equilibrato ed elegante, dal sapore fruttato e non esageratamente alcolico, che diventa un perfetto compagno di moltissimi dei piatti tradizionali della nostra cultura culinaria regionale.

Una tra le mie ricette calabresi preferite sono le polpette di ricotta col sugo, preparate con la gustosissima ricotta di pecora locale, con la mollica del pane, con il pecorino, il parmigiano, le uova, il prezzemolo, l’aglio e il pepe.

Insieme al sugo, preparato con la passata di pomodorini freschi e l’olio, divengono squisite per condire la pasta e perfette per essere gustate con l’ottimo vino “Libici rosso I.G.P.”.

Tutte queste sensazioni, queste emozioni, questi sapori mi ricordano un artista milanese che, purtroppo, è oramai scomparso da più di un decennio: Enrico Baj.

Baj fu un personaggio ecclettico, di grande intelligenza e di una cultura fine, grazie a un percorso scolastico iniziato con gli studi classici e continuato con la frequentazione, in contemporanea, dell’Accademia delle belle arti di Brera e della Facoltà di Giurisprudenza.

Da fine intellettuale, Enrico Baj ha da sempre coltivato i rapporti con poeti e scrittori internazionali, dal genovese E. Sanguineti al filosofo alessandrino U. Eco, fino ai francesi A. Breton e M. Duchamp.

Nella sua vita aderirà ad alcuni dei movimenti artistici più innovativi dell’epoca, con lo scopo di scoprire nuove forme d’espressione e con la volontà di regalare nuove emozioni al pubblico.

Nel suo ciclo dei “Generali”, ideato a partire dalla fine degli anni cinquanta del secolo scorso, l’artista milanese dipinge in maniera quasi grottesca, sprezzante e a tratti drammatica la figura dei generali, regalando al mondo intero dei personaggi caricaturali ammirati, per la loro originalità, ancora ai giorni nostri.

La sua cultura raffinata e amplissima non riuscì giammai a imborghesire la sua personalità anarchica, rispettosa degli ultimi e di un mondo contadino che, all’indomani del secondo conflitto mondiale, stava piano piano ridimensionandosi fino quasi a scomparire.

Baj aveva uno sguardo continuamente proiettato al futuro, all’innovazione, ma manteneva delle radici salde ancorate alle tradizioni del passato.

Le stesse peculiarità e lo stesso spirito che anima il lavoro di Casa Comerci che, grazie alla coltivazione del “Magliocco canino”, ha saputo riscoprire un antico vitigno permettendo, però, a tutti noi di gustare un vino d’avanguardia, che sarà difficile dimenticare.

Anche a coloro che abitano distanti dalle splendide terre calabresi. Non vi resta, dunque, di degustare questo ottimo vino!

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