Rubrica Agroalimentare

Personale straniero: una minaccia o una risorsa per l’economia italiana?

agricoltura

E’ presto detto, nella giornata di apertura della VIII Conferenza economica della CIA a Bologna sono state trattate diverse tematiche, inerenti l’economia nell’agricoltura italiana, tra queste il tema principale che più di tutti ha fatto discutere (positivamente) è quello relativo alla presenza di personale “straniero” in agricoltura.

Dobbiamo, però, sottolineare che, al contrario di quanto siamo abituati a credere, molti tra gli “stranieri” impegnati in agricoltura sono anche imprenditori o governano le aziende agricole, facendo registrare risultati degni di nota. Ebbene si, basta un’analisi preliminare dei dati menzionati dalla CIA e relativi al contributo fiscale e previdenziale del personale “straniero” impiegato nel comparto agricolo italiano, dati che stupiscono e fanno ricredere anche i più scettici. Infatti, il contributo di questi lavoratori, provenienti, da diverse parti del mondo, ammonta a 6 miliardi di Euro (Fiscale) e 5 miliardi di Euro (Previdenziale), creando ricchezza e sanando le casse dello Stato Italiano.

Addirittura, il trend sull’impiego di personale “estero” in agricoltura sembra crescere a dismisura, forse per questo motivo una buona fetta di italiani considera questa gente come una potenziale minaccia per l’economia Tricolore.

Addirittura questo trend è confermato dal fatto che un’azienda agricola su tre conta, almeno, un lavoratore nato all’estero e ben 25.000 di queste aziende sono governate da imprenditori non italiani. Se a questi dati eclatanti sommiamo l’alto numero lavoratori stranieri, stabili o stagionali, impegnati in agricoltura, anche come “manovalanza“, saliamo a ben 350.000 unità, di cui 128.000 extracomunitari.

Da questi dati emerge un elemento di massima rilevanza, il personale agricolo rappresenta, per lo Stato e per l’intera Filiera del Comparto Agricolo, una grande risorsa economica, ma c’è dell’altro: tutta questa gente porta nel nostro Bel Paese un “Know How” e un patrimonio culturale che se opportunamente messo in atto può determinare un enorme valore aggiunto per l’economia italiana, per il settore agroalimentare in generale e per la nostra cultura, in un contesto in cui il ricambio generazionale è lento e statico e l’età media dei titolari di aziende agricole è superiore a 60 anni.

Va specificato che gli impiegati agricoli “stranieri” vengono in Italia da ogni parte del globo, così da sfruttare le loro competenze in un territorio “fertile”, creando dunque ricchiezza, ciascuna cultura con una determinata specializzazione nel comparto agricolo o agroalimentare:

  • I Rumeni, specializzati nella pastorizia e nella cura di viti e ulivi
  • I Macedoni, abili nella vinificazione e nella manutenzione tecnica delle cantine
  • Inglesi e Olandesi, specializzati nei servizi innovati e integrati nel comparto agricolo

Ma il nostro paese fa gola anche agli Americani. Allora, perchè ostinarsi a considerare gli stranieri come una minaccia per la nostra economia, quando portano ricchezza, cultura e competenza? Forse, il timore è che possano “levarci il lavoro”, ma come emerge dai dati raccolti dalla CIA, la realtà è un’altra: gli stranieri portano lavoro, anche per questo rappresentano una preziosa risorsa.

Fonte: CIA – Confederazione Italiana Agricoltori.

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