Enogastronomia

Pesce fresco nelle mense? Una scommessa vincente! SI al consumo sostenibile

pesce

L’Italia è geograficamente una penisola con quasi 7500 km di costa bagnata dal mare. Dal mar Ligure, ad occidente, fino al golfo di Trieste ad oriente, transitando per il mare di Sicilia a meridione, la nostra amata Repubblica vanta luoghi ammalianti con scorci mozzafiato.

E’ palese che, fin dall’antichità, l’economia di questi borghi affacciati sul mare vivesse della pesca e della commercializzazione del pescato.

Purtroppo negli ultimi vent’anni si è verificato un fenomeno mondiale altamente negativo sia per l’ecosistema marino che per il tessuto economico-sociale di questi luoghi: lo sfruttamento eccessivo delle risorse ittiche nei mari e negli oceani, altresì denominato overfishing (sovrapesca).

E’ nientedimeno che l’Onu a ricordarci nel suo ultimo rapporto sullo “Stato della pesca dell’acquacoltura” (2016), che quasi un terzo degli stock di pesce ad uso commerciale vengono attualmente pescati a livelli biologicamente non sostenibili.

Per non parlare del nostro amato specchio d’acqua, il Mar Mediterraneo, dove la percentuale sale vertiginosamente al 59%, con pericolosi apici per i naselli, per le triglie, per la sogliola e per l’orata.

Inoltre buona parte del pesce consumato in Italia proviene da navi-fattoria, che solcano inesorabilmente gli oceani alla ricerca costante di pesce, attrezzate in maniera da poter svolgere in loco tutte le operazioni sul pescato, fino al packaging e al surgelamento.

Si stima che entro il 2050 molte specie ittiche attualmente molto comuni diverranno in via di estinzione, causando un drammatico mutamento nell’ecosistema marino.

Ma una soluzione esiste: si chiama pesca e consumo sostenibile.

A ricordarcelo sono gli I-Bot, un gruppo di studenti dell’Istituto Calasanzio di Genova che, partecipando alla gara internazionale F. L. League, hanno presentato un progetto scientifico sul tema.

In primis hanno scoperto che la Regione Marche ha da tempo organizzato, anche grazie a fondi europei, un diverso approvvigionamento dei viveri nelle proprie mense e nei Comuni limitrofi: basta al pangasio surgelato dell’oceano indo-pacifico e un grosso sì al pesce fresco pescato a km zero!

Avete compreso bene. In pochi mesi, malgrado alcune difficoltà legate ad alcune problematiche derivanti dal servire pesce fresco nelle mense (maggiori costi di pulizia, eliminazione dei visceri, coordinamento della rete di approvvigionamento, etc.), i ragazzi e i lavoratori marchigiani hanno potuto godere di questo privilegio.

E non è solo il gusto a guadagnarci. Tutto il settore legato alla pesca sta avendo un importante ritorno dal punto di vista economico, dai pescatori ai grossisti, dai “pescivendoli” agli autotrasportatori.

Il tutto con l’obbligo di garantire una pesca sostenibile, effettuata senza l’utilizzo di reti a strascico e altri mezzi non rispettosi dei fondali e delle creature animali e vegetali che popolano i nostri mari.

Inoltre questo progetto, che nelle Marche è stato simpaticamente chiamato “Pappa Fish”, permette anche una diffusione di una nuova cultura basata sull’importanza del cibarsi in modo sano, equilibrato e rispettoso della natura circostante.

Oltre al pesce, questi progetti devono essere implementati anche nel settore delle carni, delle verdure e della frutta, garantendo prodotti freschi, di stagione e di altissima qualità.

Una nuova generazione di giovani donne e uomini più attenti a questi valori, apprezzerà maggiormente i nostri prodotti tipici, creando una nuova cultura del buono, del fresco e del genuino, che garantirà il proliferare di molte piccole aziende agrarie e ittiche e di un nuovo turismo legato all’enogastonomia, di cui l’Italia è eccellenza nel mondo.

Oltre a questo, gli studenti dell’Istituto Calasanzio, grazie alla collaborazione dell’Acquario di Genova, della Regione Liguria, della struttura scientifica italo-francese-monegasca Ra.Mo.Ge., di Greenpeace, hanno individuato ulteriori azioni per migliorare i nostri mari.

Tra queste ricordiamo le “Barriere artificiali”, che sono dei blocchi di cemento o delle carcasse di automobili che vengono appositamente adagiate sui fondali per evitare la pesca a strascico e ripristinare gli habitats necessari allo sviluppo delle biocenosi marine, oppure l’utilizzo delle spugne nei porti turistici, sfruttando la proprietà naturale di questi organismi viventi di filtrare l’acqua del mare.

Insomma, è giunto il tempo in cui produttori, consumatori, politici, amministratori e società civile si stringano insieme per porre in essere queste semplici azioni per il benessere di tutti: uomini, animali e vegetali.

Il tempo è quasi esaurito. Per un mondo migliore però, basta poco..

finpfns

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