Enogastronomia

Pù Fistinu manciati i babbaluci e non solo…

palermo

I palermitani, si sà, sono legati alle tradizioni e al folklore della propria terra, in quanto rispecchia pienamente l’animo siciliano, radicato nelle abitudini della popolazione della magnifica Palermo. Questa caratteristica emerge soprattutto in occasione di particolari ricorrenze, come per il “Festino di Santa Rosalia“, Santa Patrona della città di Palermo, o per meglio ricalcare il dialetto locale: “u Fistinu“.

Il Festino di Santa Rosalia, il 15 Luglio, è una delle feste più importanti per i palermitani, anche perchè in occasione del festino si può assistere alla sfilata del carro della tanto amata “Santuzza” e lungo le vie del centro storico, fino al Foro Italico si incontrano un gran numero di bancarelle colme di cibo, un fattore caratteristico del Festino, poichè il cibo stesso e la gastronomia palermitana, tra le più famose al mondo, rientrano a pieno titolo tra le peculiarità del folklore di Palermo, anzi proprio il cibo assume un ruolo centrale, in quanto esiste un legame storico tra le specialità gastronomiche del festino e la “cultura locale”, quasi imprescindibile.

Infatti, in occasione del festino si possono assaggiare i famosi “Babbaluci” o “Chiocciole Cornute“, la pietanza protagonista del Festino di Santa Rosalia. Ma i babbaluci, svelano una tradizione radicata nei decenni, per cui è d’obbligo mangiare le lumache, cucinate secondo la ricetta originale con aglio e olio, o con lo stuzzicadenti in modo da tirar fuori il mollusco, dunque la polpa, oppure risucchiandolo dal foro della voluta (chiocciola), emettendo così quel tipico sfrigolio o “scruscio“, che nel dialetto palermitano viene definito: “sucare i babbaluci“. Anche questo sound del risucchio, fa parte del folklore e mette in luce le abitudini delle generazioni palermitane precedenti, le cui origini spesso umili e modeste sono diventate un Must della tradizione gastronomica della città di Palermo.

Percorrendo il Foro Italico si avverte un intenso e veleggiante ventaglio di profumi, provenienti dalle “bancarelle gastronomiche“, dove si può trovare “U Spinciuni” o Sfincione, l’apoteosi del gusto, un simbolo della cucina palermitana e siciliana, in generale. Ma non è finità, proseguendo si giunge ai banchi “ru panellaru“, dove è possibile assaggiare un bel “panino chi panelle e i crocchette” o un “pane con la milza“, cotta nello strutto e condita con scaglie di Parmigiano, sale e limone, proprio “u pani ca meusa” è uno dei prodotti della gastronomia locale più conosciuti, seppur, non sempre apprezzato per via del contenuto.

Districandosi tra una bancarella e l’altra della “Marina” ecco che appaiono i famosi venditori ambulanti “ri muluni“, in genere con un carrello a trazione umana, ovvero “ammuttatu” (spinto), che, oltre a sfoggiare colori sgargianti e vispi, mettono in mostra la loro cura verso l’esposizione del melone (Anguria) tagliato a quarti, ciascuno dei quali viene disposto di traverso sul banco del carretto, creando una vera e propria composizione di fette di Anguria. In molti sostengono che gli ambulanti del melone vogliono mettere in risalto i colori dell’anguria, richiamando il tricolore, come a sottolineare il senso di appartenenza della comunità palermitana al contesto nazionale italiano, come fosse un simbolo di identità.

Anche in occasione della  Festa della Patrona, non può mancare “u puirpu vugghiutu” o polipo bollito, tagliato a pezzetti e condito con limone, che viene servito nel classico piattino di plastica usa e getta bianco, ricalcando così i caratteri umili, scarni e poveri delle origini dalla tradizione gastronomica palermitana. Infatti, per tradizione c’è chi non usa forchettine per mangiare il polipo, ma utilizza le mani, proprio come si faceva parecchi decenni fà.

Insomma, tanto cibo, tanto folklore e tanto amore per la tradizione locale. Un tesoro da custodire gelosamente, di cui andar fieri, perchè è a partire dalle umili origini che si sviluppa la “ricchezza culturale” di un popolo e Palermo ne ha da vendere!

Non resta che augurare buon Festino, fedeli alla Santuzza e alla cultura gastronomica di una delle città più belle del mondo.

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