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Agroalimentare italiano: qualità e sicurezza

L’industria alimentare italiana ed europea è nota per gli standard di qualità e sicurezza.

In quest’ottica i produttori agroalimentari italiani elaborano e pianificano processi produttivi che abbattono e riducono i rischi di infortuni, legati al consumo di prodotti che possono arrecare lesioni più o meno importanti, generati dalla presenza di corpi estranei all’interno dei cibi.

Gran parte dei produttori dell’agroalimentare italiano adottano dei sistemi  di controllo e monitoraggio di fine processo per identificare eventuali corpi estrani, difetti e imperfezioni che rendono i prodotti non idonei al consumo. La sicurezza alimentare è un requisito fondamentale. Tuttavia, ogni anno, migliaia di consumatori subiscono gravi danni, relativi al consumo di alimenti non idonei alla vendita.

I pericoli, che intercorrono nel consumo dei prodotti alimentari, si suddividono in tre macro-categorie:

  • Fattori chimici
  • Fattori fisici
  • Fattori biologici

Quest’ultimo rappresenta il fattore contaminante principale per il quale le aziende mettono in atto un assetto operativo, presso l’area operations, tale da sottrarsi ad una potenziale contaminazione dei prodotti in fase di trasformazione. L’adozione di procedure specifiche, dei DPI (Dispositivi di Protezione Individuale), di strumenti e impianti di decontaminazione delle aree sterili, salvaguardano la sicurezza alimentare.

Un esempio di contaminazione biologica consiste nella diffusione virale e globale dell’influenza aviaria. Essa, nota come H5N1, è una malattia infettiva che colpisce alcune specie di volatili selvatici attaccandone il sistema respiratorio, digerente e nervoso. L’influenza aviaria può essere contagiosa anche per gli esseri umani, come dimostrato alla fine degli anni ’90. Questo  tipo d’infezione virale ha provocato un danno ingente a livello mondiale, in quanto le unità volatili contagiate vennero esportate e distribuite in Asia, Europa, Africa, Oceania e America, coinvolgendo ben 150 milioni di esemplari, alcuni dei quali destinati al consumo alimentare. Grazie ad una politica europea e mondiale rigorosa, gli Stati hanno bloccato la diffusione del ceppo che ha colpito un numero ristretto di esseri umani.

Un altro caso di contaminazione biologica di risonanza mondiale è la BSE o Encefalopatia Spongiforme Bovina. Venne riscontrato per la prima volta nel Hampshire, UK, alla fine degli anni ’80, quando un esame di laboratorio pose all’attenzione degli esperti un all’allevamento di bestiame, le cui condizioni destarono dei sospetti. Alla base dell’infezione, che colpisce anche gli esseri umani, vi è un solvente, utilizzato per eliminare il grasso in eccesso dai tessuti bovini, cancerogeno e tossico per l’uomo e le diverse forme animali. La BSE ha causato circa 10 morti solo nel Regno Unito.

Le imprese agroalimentari italiane ed europee prestano la massima attenzione alla contaminazione biologica. Spesso i consumatori reclamano la presenza di cibi avariati (fattori chimici) o non idonei al consumo umano, specie nell’ambito del “Fresco”. Talvolta la causa è d’attribuire alle procedure di conservazione nellala parte finale della filiera logistica, che inizia con l’uscita del prodotto dalla linea di produzione e termina con la consegna ai punti vendita o centri commerciali. E’, quindi, necessario che gli operatori logistici rispettino i parametri relativi alla corretta conservazione dei prodotti, imposti dai produttori.

La contaminazione fisica, ovvero la presenza di corpi estranei nei cibi, ha un impatto meno rilevante rispetto  alla contaminazione chimica e biologica, comunque grave, poiché può infliggere gravi danni al consumatore.

Le politiche aziendali di controllo e monitoraggio, associate alla supervisione degli istituti e laboratori di ricerca nazionali, abbattono questi fenomeni letali per la salute dei consumatori, a favore della qualità e sicurezza alimentare, per cui siamo famosi e ci distingue dai nostri competitor.

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