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Storia del vino. Dalla Mesopotamia all’arte di Pato Bosich

La storia del vino, nota bevanda ottenuta dalla fermentazione alcolica dei mosti, è di origine antichissima. Infatti evolve quasi parallelamente a quella dell’uomo.

Le prime rudimentali tecniche di vinificazione furono introdotte ed utilizzate nella Mesopotamia, lembo di terra ubicato tra i due celeberrimi fiumi Tigri ed Eufrate, dove si svilupparono, tra gli altri, i Sumeri, i Babilonesi, gli Assiri e gli Ittiti e considerata tuttora la vera e propria culla della civiltà moderna.

Egizi, Greci, Etruschi e Romani affinarono la produzione e ne fecero una vera e propria “divinità”. Gli Dei Dioniso e Bacco divennero, ben presto, molto amati sia dalla popolazione di culto pagano sia dagli artisti che, nei secoli successivi, presero spunto per raffigurazioni pittoriche straordinarie.

E’ il caso di citare l’opera datata 1597, dipinta da Michelangelo Merisi da Caravaggio e intitolata, giustappunto “Bacco”. Qui l’autore disegna un Bacco muscoloso ma allo stesso momento femmineo, ebbro, con lo sguardo un po’ perso ma ammaliante, semplicemente indimenticabile.

Nei secoli successivi, dopo un periodo di declino, il vino ritrovò una dimensione degna durante il periodo del Rinascimento e continuò ad acquisire importanza fino ai giorni nostri.

Ai giorni nostri si discute assiduamente sugli effetti del vino sull’organismo umano. Alcuni recenti studi hanno confermato che un uso prolungato del vino, contenendo alcol, danneggia la salute.

Inoltre queste importanti ricerche hanno limitato gli effetti benefici del consumo costante di vino, quali quelli riguardanti il sistema cardiovascolare e quelli relativi all’invecchiamento della pelle.

Detto questo è indubbio che un consumo moderato (un bicchiere al giorno) ed in età adulta forse non gioverà alla nostra salute ma nemmeno la danneggerà irreparabilmente.

E’ tuttavia inconfutabile la tesi secondo la quale la corretta scelta di un vino permetta di esaltare il gusto delle nostre pietanze che cuciniamo per i nostri pasti.

Chiosando, lo stesso zelo con cui vengono trattatati gli effetti negativi dell’alcol dovrebbe essere applicato anche alle bevande gassate e al junk food che viene pubblicizzato al grande pubblico dei consumatori. E forse le conclusioni sarebbero differenti.

Sembrerà strano scoprire che il vino non viene solo utilizzato per essere bevuto in compagnia ma anche per dipingere.

E questo il caso di un interessante artista sudamericano di nome Pato Bosich, nato in Cile nel 1978 ma formatosi artisticamente in Europa, perfezionando la propria tecnica a Londra.

Ovviamente l’associazione tra Pato e il vino non dipende solo dal suo paese natio, il Cile, saldamente nella decade dei massimi produttori mondiali, con una media di più di 10 milioni di hl all’anno, più di ¼ della produzione italiana, che nel 2016, dato OIV, ha raggiunto la strabiliante quantità di quasi 49 milioni di hl.

Il legame deriva dal fatto che Pato Bosich utilizza il vino per completare e rendere unici i propri soggetti. Sto scrivendo del suo ciclo denominato “Antiquity”, dove l’artista rivisita i capolavori presenti nella National Gallery e nel British Museum a Londra, giocando sul bianco e nero e sulle ombre dipinte con il vino.

I soggetti ritratti con l’inchiostro sono temi classici, talvolta addirittura mi ricordano, nella forza espressiva, le sanguigne dell’artista milanese, ma fiorentino d’adozione, Pietro Annigoni.

Ma è la sua tecnica innovativa e il sapiente utilizzo del vino rosso che rende i suoi quadri unici.

La sua gestualità non è però rapida e convulsa, come nel caso della dripping art, ma lenta e calibrata. L’effetto finale è modernissimo, di notevole impatto, interessante e, spesso, sbalorditivo.

Il vino diviene parte dell’opera, alla stessa guisa di un colore ad olio o di una tempera, non solo materia aggiunta, come nel caso pur lodevole del nouveau réalisme, integrandosi perfettamente nell’opera.

Pato Bosich non ci ha ancora svelato quale vino utilizza per realizzare le sue produzioni.

Da cileno qual è, mi piace immaginare che scelga un vino della sua terra, magari un “Pinot nero” Casillero del Diablo Concha y Toro, della regione della Maipo valley, sita nel cuore del Cile e non lontana dalla capitale Santiago.

Questo “Pinot nero” affina 8 mesi in barriques e successivamente viene imbottigliato.

Pur proveniente da un vitigno elegante per antonomasia e pur mantenendo una raffinatezza di fondo, questo vino presenta un bouquet estremamente intenso, un carattere peculiare con note speziate e di tabacco.

Una personalità forte, decisa, ma armonica, come quella espressa nei suoi quadri da Pato Bosich, nei quali l’utilizzo del vino non assume un carattere strumentale o bizzarro al solo fine di suscitare interesse negli altri, ma colpisce, emozionando, per la sua perfetta integrazione nell’opera.

Allora non ci resta che visitare la prossima mostra di Pato Bosich, goderci le sue splendide creazioni e degustarci dell’ottimo Pinot Nero, alla faccia di quelli che ci rimproverano anche per un solo bicchiere di vino al dì.

Se rimprovero deve esserci, venga fatto perché abbiamo sprecato tempo e denaro per un vino di bassa qualità, per un artista sbagliato, per un evento mal organizzato.

Ma non è certo questo il caso..

pb2

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