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Tutta la verità sui materiali d’imballaggio per alimenti

La sicurezza alimentare è un tema più che mai attuale e l’Unione Europea ha varato dei decreti e delle normative a tutela dei consumatori. Le istituzioni e gli enti accreditati eseguono dei controlli, secondo le linee guida comunitarie e nazionali, verificando che i prodotti alimentari siano idonei al consumo.

Questo network e sistema di controllo restituisce un maggior valore aggiunto ed una qualità ai vertici a livello globale. I prodotti agroalimentari Italiani sono famosi per l’indice qualitativo che li contraddistingue.

Il prodotto al termine del “processamento” lungo la filiera produttiva, viene sottoposto ad una fase nota come “imballaggio” o “packaging”. Questo step produttivo ha una duplice funzione:

  • Proteggere il prodotto da eventuali sollecitazioni lungo la filiera logistica
  • Salvaguardare il prodotto da potenziali contaminazioni esterne e dal deterioramento generato dall’azione di eventuali radiazioni luminose

I consumatori europei mostrano un certo interesse per la sicurezza nei sistemi d’imballaggio delle derrate alimentari, che possono contaminare il prodotto contenuto. Tra i consumatori esiste, come dimostrato dalle ultime ricerche di settore, una crescente preoccupazione per i contaminanti chimici, che possono alterare la struttura chimica delle derrate. Il tipo di materiale d’imballaggio più temuto è la plastica, sebbene vengano utilizzati anche carta, cartone, vetro e metallo. Anche nel caso dei sistemi di confezionamento l’attività del packaging è disciplinata da provvedimenti Europei e Nazionali, nonostante ciò alcuni studi hanno dimostrato come alcune sostanze, costituenti l’imballaggio, possono migrare nella derrata.

Il Journal of Epidemiology and Community Healt ha pubblicato gli esiti di uno studio, secondo il quale le molecole del materiale d’imballaggio primario possono trasferirsi all’interno degli alimenti, deteriorando il prodotto finito. Lo stesso studio dimostra come queste sostanze sono di per sé innocue in relazione alle quantità piuttosto esigue; è altresì dimostrato che un consumo intensivo di cibi imballati può generare, potenzialmente, dei tumori.

Il problema non è il singolo prodotto, bensì l’insieme dei cibi che consumiamo, dunque i timori dei consumatori sono confermati.I ricercatori affermano come queste sostanze interagiscono con le cellule del nostro organismo, modificando la natura biologica delle stesse. Purtroppo non è semplice definire le soglie oltre il quale tali sostanze risultano dannose, in quanto ogni essere umano consuma prodotti processati.

Tra i componenti chimici contenuti in alcuni imballaggi vi è la formaldeide, sostanza impiegata per la conservazione degli alimenti, che se utilizzata relativamente al packaging primario potrebbe risultare altamente cancerogena. Un’altra sostanza è la melammina, utilizzata per trattare contenitori per la cucina. La melammina è un composto eterociclico, utilizzato per la realizzazione di polimeri. Le due sostanze menzionate costituiscono la base per la produzione di resine melamminiche, resine termo-indurenti impiegate nella produzione industriale di stoviglie. La melammina non è considerata particolarmente tossica, tuttavia a contatto con acido cianurico o con sostanze ad alta densità di azoto genera un composto pericoloso.

Tra le sostanze nocive troviamo il bisfenolo, il tributilstagno, il triclosan e gli ftalati. Queste sostanze sono effettivamente delle materie prime o dei mattoni essenziali per la realizzazione di composti polimerici, talvolta impiegati nella produzione di sistemi d’imballaggio.

In genere la materia prima non presenta indici di tossicità elevati, tuttavia la combinazione con prodotti chimici, in particolare le sostanze azotate, restituisce un “mix tossico”. L’imballaggio ha una funzione di assoluta rilevanza nella conservazione della derrata alimentare, mantenendo inalterate le caratteristiche organolettiche.

E’ importante sottolineare come le aziende produttrici di sistemi d’imballaggio siano soggette a controlli da parte di enti accreditati che verificano l’idoneità nell’impiego del packaging, sulla base di un disciplinare e delle normative europee, che ne dettano le linee guida ai fini dell’impiego industriale. L’Italia vanta i migliori enti di certificazione del packaging industriale alimentare, dunque la sicurezza e la qualità degli imballaggi è “garantita”.

Inoltre i produttori del packaging rispettano gli alti standard imposti dalla comunità Europea e dagli enti di competenza, che fungono da supervisori.

Sebbene alcune ricerche dimostrino che i componenti chimici del packaging primario possano essere nocivi, è altresì vero che gli elevati standard di sicurezza alimentare, posti in essere dai produttori italiani, implicano un valore aggiunto a favore del consumatore, per certi versi un incentivo al consumo.

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