Magazine

Tutte le sfaccettature del Made in Italy agroalimentare

Dare una definizione di Made in Italy è davvero complesso. Sebbene richiami un concetto di italianità nel mondo, sono molteplici i fattori per cui è difficile darne una definizione univoca.

Il Made in Italy rappresenta l’elemento di punta delle esportazioni italiane, in termini di tecnologie applicate al settore e di procedure di trasformazione intrinseca delle materie prime. L’Italia è, per sua natura, un importatore di materie prime. Si è specializzata nell’esportazione di prodotti trasformati “in casa”. Spesso il Made in Italy è sinonimo di manufatto, di saper fare o di competenza acquisita nei processi di lavorazione del semilavorato.

Secondo i principali attori e stakeholders del settore il Made in Italy identifica quel paniere di prodotti che utilizzano materie prime ricavate dall’agricoltura nazionale. Alcune categorie di prodotti sono considerati parte integrante del Made in Italy, in relazione alla stabilità dei saldi commerciali e dei volumi di export.

La riconoscibilità di un prodotto restituisce un valore aggiunto, grazie al successo che riscuote in un contesto geografico internazionale.
Rientrano in questa categoria: ortaggi, frutta fresca.

Il Made in Italy può essere definito in funzione della componente geografica e territoriale, come nel caso dei prodotti DOP e IGP. Questo sistema di classificazione valorizza l’origine territoriale della materia prima o/e dei processi di trasformazione, che costituiscono dei punti di forza, legati all’aspetto normativo sotto il profilo della sicurezza e qualità. Questa definizione restringe il campo del Made in Italy escludendo parecchie realtà commerciali, oggi identificate come il fulcro dell’agroalimentare italiano.

Le statistiche relative al commercio con l’estero raramente tengono conto dei valori di export della gamma Dop ed Igp, a causa dei criteri di classificazione adottati.

L’ Inea ha proposto una definizione alternativa di Made in Italy, che tiene conto dei gradi di trasformazione dei prodotti e del saldo commerciale positivo per un periodo di tre anni.

Questo tipo di classificazione, basata sui livelli di trasformazione, si compone di tre categorie:

  • Made in Italy agricolo (riso, frutta fresca, ortaggi)
  • Made in Italy trasformato (vino, succhi di frutta, olio)
  • Made in Italy industriale (pasta, caffè)

Ciascuna voce implica un livello di lavorazione più spinta rispetto alle precedenti. Questa è la definizione più completa, che racchiude il 70% delle esportazioni agroalimentari. La possibilità che i prodotti alimentari italiani vengano classificati come Made in Italy, rappresenta un incentivo allo sviluppo dei volumi di export in un contesto globale.

Il Made in Italy è la massima espressione della qualità agroalimentare italiana nel mondo.

Fonte: Inea, Ismea.

Commenti

Commenti

You Might Also Like