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Un moscato dolce dopo l’Epifania, che tutte le feste porta via!

Moscato

Con il passare dell’Epifania finiscono tutte le feste legate al Natale. Nel cuore di ognuno di noi trova spazio un po’ di tristezza e di amarezza, unite al delicato ricordo delle belle giornate trascorse insieme ai nostri affetti più cari.

Momenti scanditi da succulenti scorpacciate e da (moderate) bevute di qualità, passando continuamente dal vino rosso al bianco fino alle bollicine.

Malgrado tutti i più beneauguranti e coscienziosi propositi della sera dell’adorazione dei Re Magi, tra promesse di diete ferree e futuri durissimi programmi di fitness, la voglia di consumare un lauto pranzo e di bere dell’ottimo vino resta cristallizzato in ognuno di noi.

E cosa c’è di meglio allora di contrastare questo malinconico sentimento con un pandolce e della pasticceria secca, divinamente accompagnati da un Moscato d’Asti eccezionale.

In primis è giusto ricordare come sia più corretto associare ai nostri desserts un vino dolce anziché uno spumante brut, in quanto questo ultimo presenta una maggior acidità che mal si sposa con il nostro abbinamento culinario.

Per ottenere dell’eccellente vino dolce esistono principalmente due tecniche, conosciute e utilizzate in tutto il mondo: la vendemmia tardiva e l’appassimento delle uve.

La prima è comunemente utilizzata in Francia e spesso viene completata dall’attacco delle muffe nobili, come la cosiddetta Botrytis cirenea, che regala al mondo il sontuoso Sauternes, vino tipico di un particolare territorio a circa 50 km a sud di Bordeaux (formato dalla commistione di uve Muscadelle, Sauvignon Blanc e Sémillon).

La seconda invece consiste nel vendemmiare le uve nel momento opportuno salvo poi farle appassire sui graticci (anche se, oggigiorno, questa fase viene svolta in ambienti protetti ed estremamente controllati).

Tecnica tra l’altro utilizzata anche nella preparazione di uno dei vini rossi più esclusivi e importanti d’Italia: l’Amarone. Attenzione però, l’Amarone è tutt’altro che un vino dolce!

A seconda delle zone d’Italia in cui viene prodotto (e realmente vi sono coltivazioni in ogni regione della nostra penisola), assume peculiari caratteristiche e diverse denominazioni, tra cui non possiamo non ricordare il Moscato, il Recioto, il Passito, l’Aleatico o il Cinqueterre Sciacchetrà.

Durante le feste però ogni cena è caratterizzata dalla presenza di molte persone, di bambini, che si ritrovano chiassosamente per passare qualche momento di gioia e di serenità.

E’ proprio quello che significa in piemontese la parola dialettale “Ribota”, utilizzata dalla cantina Boeri di Costigliole d’Asti per denominare il proprio Moscato d’Asti.

Vino spettacolare dal colore giallo paglierino intenso, si presenta di sapore dolce, fresco e fragrante, ed è perfetto per essere bevuto sia con il dessert sia durante un aperitivo che superi i soliti clicé.

Il Moscato d’Asti “Ribota” di Boeri viene ottenuto raccogliendo le uve Moscato 100% a inizio Settembre e lasciandolo affinare per tre mesi in autoclave, dopo la pressatura.

Sorseggiandolo non poteva non palesarmi l’opera, datata 1989, dell’artista di New York Keith Haring, immenso murale dipinto sulla parete esterna della chiesa di Sant’Antonio abate in Pisa.

Il titolo dell’opera è “Tuttomondo” e racconta di una trentina di figure (i suoi simpatici umanoidi colorati e alcuni animali) che coabitano la sacra parete in pace ed armonia.

Era proprio questo il messaggio del writer Keith Haring, la ricerca di un mondo nuovo (e migliore) dove la pace diviene la normalità e si sposa con il rispetto della natura, sia animale che vegetale, nella doverosa interazione simbiotica degli uni con gli altri.

Forse è solo un’utopia, ancorché dolcissima, ma, almeno per un istante, la potrete assaporare bevendo il Moscato d’Asti “Ribota”, chiacchierando e scherzando in compagnia con le persone a voi più care.

E’ sempre un inizio, con moderazione! Prosit!

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