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Verdicchio, Rosso piceno e olio: il Conero raccontato da “Garofoli”. Dal 1901

Conero

Il Conero è uno splendido territorio marchigiano che, attraverso dolci colline coltivate a vite, si tuffa delicatamente verso un mare lindo e ammaliante.

Questi paesaggi agresti e incontaminati raccontano una lunga storia, infatti, circa duemila anni fa, lo scrittore e ammiraglio Gaius Plinius Secundus, maggiormente conosciuto ai posteri con l’appellativo “Plinio il vecchio”, descriveva nei suoi saggi questi luoghi dediti alla coltivazione di un “ottimo vino”.

Ancora oggi, possiamo trovare in queste terre, numerose vigne dedicate alla vinificazione del celebre “Rosso Conero”, prodotto in loco utilizzando uve “Montepulciano” e caratterizzato da sentori decisamente fruttati e dalla buona presenza di tannini, specialmente nelle versioni più giovani.

Addentrandoci nell’interno verso occidente, invece, troviamo la zona dei Castelli di Jesi, molto conosciuta per la sua bellezza e per la produzione di un vino di bacca bianca dal sapore unico e entusiasmante: il “Verdicchio”.

Il “Verdicchio” è un vino bianco che deve il suo peculiare nome al colore dell’acino dell’uva da cui viene vinificato, che regala decise nuances verdi. Questo vino è dotato di una grande versatilità, variando da versioni più fresche, giovani e di facile beva ad altre con maggiore struttura, adatte anche ad essere consumate dopo alcuni anni.

Inoltre il Verdicchio viene utilizzato anche per la produzione di interessanti spumanti, che sono caratterizzati da un colore giallo paglierino con riflessi verdolini, e da un odore e da un sapore delicato, fine ed elegante, che li rende adatti sia per essere serviti durante l’aperitivo che in altri successivi momenti della nostra cena.

Sono però le versioni ferme maggiormente strutturate che regalano al naso notevoli sentori floreali e fruttati, che vengono completate da una decisa mineralità e sapidità, che lo rendono un vino peculiare e affascinante.

Una delle storiche cantine è la “Garofoli”, sorta nel lontano 1901 e che produce, in due distinte cantine ubicate l’una a “Serra de’ Conti”, nei pressi di Jesi, e l’altra a “Castelfidardo”, vini bianchi (Verdicchio in primis) e rossi (Rosso Piceno) di alta qualità e pregio.

Questo grazie soprattutto alla continua ricerca dell’evoluzione tecnologica dei mezzi di produzione che viene, da “casa Garofoli”, associata al rispetto della tradizione e della cultura agricola.

La grandissima selezione delle uve e l’attenzione riposta in tutte le differenti fasi delle diverse produzioni garantiscono un’elevata qualità dei loro vini. I vini del Conero sono adatti per accompagnare molte specialità culinarie marchigiane e italiane.

Oggi voglio proporvi un abbinamento particolare quanto formidabile, con una prelibatezza locale: le olive all’ascolana.

La tradizione narra che la ricetta sia stata sviluppata nel XIX secolo e che sia stata perfezionata con il tempo, assumendo svariate differenze a seconda del luogo o dalla famiglia di origine della cuoca/o.

Tuttavia è indubbio che le protagoniste della pietanza siano le tenere olive ascolane in salamoia, dalla polpa piena e dolcissima!

Fondamentale però è il ripieno delle olive, da ottenere con la commistione di tre carni: il manzo, il maiale e il pollo, da insaporire con noce moscata, chiodi di garofano, scorza di limone, cipolla, carote, Parmigiano reggiano D.O.P., vino, uova e sale.

Dopo la frittura con l’olio extra vergine di oliva Garofoli il piatto è pronto da gustare in compagnia!

Assaporando un “Verdicchio dei colli di Jesi Garofoli” mi si è immediatamente palesata un’opera di Luigi Filippo Tibertelli de Pisis.

Quale? Certamente uno splendido “vaso di fiori di campo” degli anni cinquanta, dove l’artista di nascita ferrarese, ma vero e proprio cittadino del mondo, racconta, a modo suo con quel tratto inconfondibile e perché no, onirico e metafisico, la bellezza della natura, con i suoi colori e i suoi profumi paradisiaci.

De Pisis fu un pittore, uno scrittore e poeta che frequentò importantissimi artisti di grande fama e cultura, quali Giorgio De Chirico, Alberto Savinio, Edouard Manet, Giacomo Balla ma, pur rimanendone affascinato, non si appiattirà mai verso uno stile o movimento mantenendo intatta la sua originale poetica.

Alla stessa guisa il “Verdicchio dei castelli di Jesi”, vino peculiare ed entusiasmante, suadente nella versione “Garofoli”, regala note fruttate e floreali e tante tante emozioni: le stesse di un vaso di fiori di campo di F. De Pisis. Da non perdere!

Fotografia: Garofoli

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