Magazine

Vuoi investire nel vino? Scopri come.. (Parte 1°)

vino

Negli ultimi dieci anni l’Italia (come la maggior parte degli Stati nel mondo) è stata colpita da una profonda crisi economica e sociale.

Di colpo tutte le certezze tramandate negli anni e legate agli investimenti più redditizi sono crollate.

Infatti l’investimento più tipico, quello nel mattone, ha subito una forte flessione che, unita alla volatilità dei mercati borsistici con “in pancia” quotazioni gonfiate di società poco redditizie, e l’altalena dei valori preziosi, ha causato un certo disorientamento e una forte insicurezza negli italiani.

Da qualche anno però, una società, la Wine’s Ambassadors, guidata dal CEO Federico Capuzzo, aiuta vecchi e nuovi clienti a selezionare i vini pregiati di maggior interesse speculativo per un investimento altamente redditizio.

Inoltre, in questa intervista, Federico ci aiuterà a comprendere ed approfondire alcune tematiche riguardanti il vino italiano e stimare l’attuale reputazione sui mercati internazionali che, passo dopo passo, sta progressivamente aumentando.

Buona lettura..

1) Buongiorno, ci può raccontare brevemente la sua attività?

La mia società, la Wine’s Ambassadors, si occupa della vendita dei vini di pregio e da collezione.

Questa attività si è sempre basata sulla ricerca dei prodotti di qualità al giusto prezzo, ma con il tempo, analizzando il mercato, ci siamo sempre più spostati verso l’”alta qualità”, sino a promuovere nel nostro paese l’investimento nel vino.

Ad oggi offriamo ai nostri investitori un ritorno medio del 10% annuo con una estrema solidità e stabilità.

In Italia, questa nuova forma di investimento alternativo è vista come una novità, ma in Inghilterra è una pratica oramai consolidata tanto da essere percepita come un bene rifugio.

2) Come le è venuto in mente di intraprendere questa nuova attività?

Non è stata puramente un’idea, ma un percorso attento all’evoluzione del mercato nazionale ed internazionale, con un occhio di riguardo all’evolversi di dinamiche concettualmente nuove.

Quest’ultime ci hanno permesso di cogliere l’opportunità di coniugare una passione, che è quella del vino, con la possibilità di fornire con esso una forma moderna e sicura di investimento.

3) Come giudica attualmente il mercato del vino in Europa e in Italia?

In Europa il mercato del vino si differenzia in aree in cui la produzione è legata a un preciso territorio, basti pensare alla Francia, al Portogallo, alla Spagna e alla nostra stessa Italia.

Ognuno di questi paesi consuma generalmente il vino prodotto nel proprio territorio, mentre altri stati, meno vocati alla viticoltura come Germania, Inghilterra e Paesi Scandinavi, vini importati da tutto il mondo.

Nel complesso sono due mercati in continua evoluzione e vanno seguiti con particolare attenzione.

In tutto il mondo laddove ci sia presenza di superficie vitata troviamo varietà così dette “internazionali” che un po’ tutti conosciamo, vedi la famiglia del Cabernet, Merlot, Chardonnay, Pinot Grigio ecc. ecc.

In realtà questi vitigni provengono tutti dallo stesso paese che è la Francia, che ha avuto la capacità di clonare i propri vitigni autoctoni affinché si potessero meglio adattare ai vari terreni e climi dei diversi paesi che gli hanno ospitati.

Detto ciò è facile intuire che un vino prodotto da uve Chardonnay, per esempio in Australia, dovrà per forza di cose rapportarsi qualitativamente con tutti i suoi fratelli sparsi per il globo.

Da questa situazione si va delineando un mercato internazionale in cui persiste una lotta commerciale per emergere verso l’alto in qualità e per restare a galla in basso per le grandi quantità ad un infimo prezzo.

Il mercato italiano, sotto questo punto di vista, possiede una marcia in più e la sta inserendo nel proprio motore commerciale, proprio adesso.

Si tratta della enorme varietà autoctone che sono presenti entro i suoi confini. Vitigni che solo il nostro paese ha e che non possono essere confrontati o rapportati con nessun altro prodotto da esse ricavato nel resto del mondo.

Quando le papille gustative mondiali saranno ormai sature di degustare sempre le stesse tipologie di vini, saremo l’unico paese in grado di proporre loro una valida e variegata alternativa di qualità.

4) Quale è la cifra minima da investire per acquisire un pacchetto redditizio?

Rispetto alle altre tipologie di investimento quello nel vino di pregio è più accessibile. Un buon pacchetto redditizio e ben diversificato si attesta mediamente tra i 5 e i 10mila euro.

Commenti

Commenti

You Might Also Like