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W il Salento, W la Puglia, W l’Italia! Il rosato del Salento incontra Kandinsky

Salento

Il Salento è una terra meravigliosa. E’ un’incantevole parte d’Italia circondata da due mari, l’Adriatico e lo Jonio, che si sviluppa nelle province di Lecce, Brindisi e parzialmente in quella di Taranto.

Oltre a panorami e scorci naturali mozzafiato, si rimane rapiti dalla bellezza architettonica della città. Proprio Lecce, la Firenze del sud, ebbe la sua massima esplosione culturale durante il XVII secolo.

Il periodo ricordato come “Barocco leccese” ha regalato ai posteri testimonianze apprezzate ancora ai giorni d’oggi. Uno stile esuberante, un po’ ridondante, forse uno sfoggio eccessivo del superfluo, eppure affascinante, ammaliante e bello, al pari dei similari edifici della Sicilia dei viceré ispanici e della stessa Spagna governata dagli Asburgo.

Nel centro storico di Lecce è possibile ammirare la Basilica di Santa Croce, costruita tra il XVI e il XVII secolo che, insieme al palazzo dei padri celestini, rappresenta una sintesi perfetta di quanto appena scritto.

Poco distante da Lecce si estendono le storiche vigne di Michele Calò e figli, nei comuni di Tuglie, Alezio, Parabita e Sannicola, in un paesaggio agreste ed incontaminato, dal sapore verace. Qui viene prodotto sapientemente dal 1954 il vitigno di bacca nera “Negroamaro”, che è il principe incontrastato del Salento.

Il “Negroamaro” è un vino di bacca nera che garantisce nel tempo produzioni abbondanti, assicurando una costanza di qualità. Tipico della Puglia, ha spesso un colore rosso rubino (con riflessi granata).

Al naso presenta intensi profumi di frutta di bosco e al palato si presenta asciutto con un retrogusto amarognolo.

Ma non è un vino che viene prodotto solamente in purezza. Un esempio eclatante è il Salento rosato IGP Mjère, formato al 90% da “Negroamaro” e dal 10% dalla “Malvasia Nera Leccese”.

In fondo Puglia vuol dire rosato, un vino che di primo acchito può sembrare meno accattivante di un rosso o di un bianco, ma che invece è estremamente difficile da produrre, almeno in versioni qualitativamente eccelse.

Il colore rosa corallo ottenuto grazie alla vinificazione a “lacrima” riempie lo sguardo, la miscela quasi alchimistica tra il vitigno “Negromaro” ricco di tannini e dal sapore amarognolo con la “Malvasia Nera Leccese”, meno aromatica rispetto alle altre produzioni, conferisce al vino gradazione alcolica e lo arrotonda nel gusto

Il vino rosato, la Puglia, il delizioso Mjère dei Calò, raccontano differentemente la medesima storia: calore, colore, esplosività, luce, linee proiettate verso l’infinito, genuinità tradotta in razionalità di fondo.

Premettendo ciò non posso che pensare a un precursore, nonché uno dei massimi esponenti dell’astrattismo mondiale: il russo Wassily Kandinsky.

In particolare ritengo opportuno associare al vino rosato Mjère un’opera del ciclo delle improvvisazioni, vale a dire quelle opere in cui fuoriesce maggiormente l’anima intimista e inconscia dell’autore.

Nel quadro “Improvvisazione 26”, olio su tela di 97 cm x 107,5 cm datato 1912, il pittore russo riempie la tela principalmente con tre colori: il giallo, il rosso e l’azzurro.

Questi rappresentano anche la Puglia. Giallo è il colore del sole, che scalda con continuità e che dona la luce, l’azzurro è quello del mare incantevole delle coste adriatiche e joniche e infine il rosso, è il colore della passione, del calore e dell’ottimo vino pugliese.

Insomma, non vi resta che sorseggiare un bicchiere di vino rosato Mjère, in un locale in riva al mare, meditando alla stessa guisa di Kandinsky, magari su temi meno elevati dell’artista russo ma consapevoli della fortuna di vivere in una nazione che vanta ancora produzioni locali enogastronomiche che, associate a paesaggi naturali straordinari, aiutano a rendere la vita più leggera e gradevole.

W il Salento, W la Puglia, W l’Italia!

 

 

 

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