Beverage

Wordsworth, Chagall e un vino..romantico! Il suo nome?

Marsala

Nel 1969 un vino siciliano, dalla lunga storia e tradizione, ottenne per la prima volta il riconoscimento D.O.C.

Questo vino è tipico della provincia di Trapani ma deve la sua fama a due forestieri, un suddito del Regno Unito, guidato allora da Re Giorgio III del casato di Hannover, e un grande personaggio palermitano.

Si narra infatti che, nel 1773, un ricco commerciante inglese di nome John Woodhouse rimase a tal punto affascinato da questo vino tipico della Sicilia, da caricare la sua nave con alcune decine di barili, con destinazione le coste inglesi.

Il gusto straordinario di questo vino, unito al suo prezzo mite, se confrontato ai similari francesi, permise una rapida commercializzazione oltremanica e un unanime consenso tra i sudditi inglesi.

Chissà, magari fu un bicchiere di questo vino siciliano ad addolcire la poetica di William Wordsworth che, insieme ad altri sommi poeti quali Samuel Taylor Coleridge e Robert Southey, diedero inizio a una nuova lirica, il Romanticismo, basata sulla contemplazione della natura e sulla netta contrapposizione alla “Rivoluzione industriale” e all’”Illuminismo”.

John Woodhouse iniziò dunque a coltivare le vigne e a produrre il vino nella zona del trapanese, fino a quando, un palermitano di origini calabresi, Vincenzo Florio, decise di riportare la proprietà delle coltivazioni in Sicilia, fondando le Cantine Florio.

Non solo, a questo straordinario personaggio ottocentesco, politico e capacissimo imprenditore, si devono sia le “Tonnare” della splendida isola di Favignana che la creazione della “Fonderia Oretea”, un’importante azienda metallurgica dell’isola.

Oramai ho svelato tutte le mie carte e certamente avrete capito il vino protagonista di questo articolo: il “Marsala”, vera e propria eccellenza siciliana.

Il “Marsala”, come tutti sanno, è un vino liquoroso che viene prodotto in tre differenti tipologie.

In effetti vengono prodotti il Marsala “oro” e il Marsala “ambra”, formati da una precisa commistione dei più pregiati acini dei vitigni “Grillo”, “Catarratto”, “Inzolia” e “Damaschino” e il Marsala “rubino”, che proviene principalmente dalle uve “Pignatello”, “Nero d’Avola” e “Nerello mascalese”.

Il Marsala è un vino versatile, adatto come aperitivo, per accompagnare i pasti e i classici dolci isolani, ovvero viene utilizzato per cucinare ed insaporire i nostri piatti prelibati.

A seconda del contenuto zuccherino il Marsala può essere ulteriormente diversificato in “dolce”, “secco” e “semisecco”.

Nella sua versione “superiore riserva”, però, a mio avviso il Marsala regala al palato i suoi sentori più ammalianti, donando sensazioni uniche e altamente complesse.

Sorseggiando lentamente il Marsala mi sovviene l’opera di uno dei più grandi pittori del millenovecento: il russo (ora bielorusso) Marc Chagall.

L’artista nei suoi quasi cento anni di vissuto non ebbe sempre vita facile, infatti a causa della sua provenienza ed educazione ebraica, durante i primi anni di vita dovette subire la repressione anti-ebraica voluta dall’allora zar.

Malgrado ciò nelle sue opere si scorgono continui riferimenti all’infanzia, esaltati dai suoi colori, sapientemente mescolati tra caldi e freddi, dai suoi personaggi leggeri e onirici, dagli animali, dalla natura.

La sua poetica è davvero unica in quanto Chagall, pur avvicinandosi ed ispirandosi ad alcuni movimenti che hanno caratterizzato il secolo scorso (Cubismo, Fauvismo, Simbolismo), ne rimase sempre alla giusta distanza.

Nell’opera “Passeggiata” risalente al 1917/1918, l’artista racconta un sentimento complesso, l’amore, con una semplicità e leggerezza straordinaria.

Chagall rappresenta questo concetto tramite due personaggi, l’uno, un uomo (Marc stesso), è ancorato a terra mentre il secondo, una donna (la sua amata), volteggia leggiadra nel cielo, come un palloncino gonfiato ad elio.

In questo quadro si ritrova la stessa dolcezza del “Bacio” di F. Hayez (1859) e la stessa poesia di Michelangelo Buonarroti nella sua personale e ammiratissima “Creazione di Adamo”, meraviglioso affresco del 1511 che adorna la Cappella Sistina.

L’amabilità, la gradevolezza e il godimento dell’opera di Chagall ben si sposano con le caratteristiche del vino Marsala, apparentemente semplice ma estremamente complesso, unico e ammaliante.

Ne sono un fulgido esempio le produzioni della Cantina Florio, fondata nel 1833, che nella fascia costiera trapanese, su un terreno caratterizzato da terre rosse arenili, sabbioso e poco fertile, ma baciato dal sole e da uno dei mari più belli al mondo, produce un Marsala rinomato in tutto il globo.

Le vigne sono coltivate ad alberello marsalese con densità di almeno 5000 ceppi per ettaro, la vendemmia, manuale, avviene nella seconda decade di settembre.

Dopo la fermentazione a temperatura controllata il vino affina per almeno 30 mesi in botti e tini di rovere di diverse grandezze e successivamente almeno tre mesi in bottiglia.

Non vi resta che sorseggiare un buon bicchiere di Marsala – Vecchio Florio Secco, frutto della perfetta interazione tra la tradizione di un passato glorioso e l’innovazione di una cantina da sempre proiettata verso il futuro, godendovi un tramonto che, in quelle zone, è romantico, come una ballata di William Wordsworth.

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